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lunedì 21 gennaio 2013

Quando l'NBA va alle urne

La stagione NBA entra nel pieno, ma come sapete in Italia al momento l'attenzione è focalizzata sulle prossime consultazioni elettorali.
Nel corso di una camminata sotto la pioggia le due cose si sono fuse magicamente. Ecco il risultato. Nella produzione di questo pezzo non sono state utilizzate sostanze dopanti. Giuro.

"Presidente" uscente, amato e coccolato dai poteri forti dell'NBA grazie agli introiti che è in grado di generare, LeBron James è Mario Monti, e chi vorrà fare il bis dovrà necessariamente vedersela con lui e con i suoi alleati, tra i quali bisogna annoverare il traditore Ray Allen (nella parte di Gianfranco Fini). Potrebbe non fare il bis, ma in un modo o nell'altro vince sempre lui.

Non è in grado di far eccitare le masse ma è solido e supportato da una squadra in grado di competere. Non è ancora il momento del ricambio generazionale per Tim Duncan (Pierluigi Bersani). Piccolo problema: se il centrosinistra, una volta vinte le elezioni, non è mai riuscito a durare per tutta la legislatura, così gli Spurs non sono mai riusciti a bissare la vittoria dell'anello.

Piace a molti, ma qualcuno pensa che non sia ancora il suo momento perché troppo giovane. Ha avuto l'occasione per proporsi alla ribalta nazionale, ma è stato sconfitto in finale. Intanto può consolarsi con consensi sempre crescenti e qualche riconoscimento a livello individuale. Stiamo parlando di Kevin Durant o di Matteo Renzi?

Vabbè, questa è facile. Lo si ama o lo si odia, non ci sono vie di mezzo. Il vecchio squalo che sembrava ormai morto ed è tornato per un ultimo disperato tentativo, dopo aver dominato gli scenari degli ultimi anni. Kobe Bryant è Silvio Berlusconi: i suoi fan lo venerano e quando le cose vanno male danno la colpa agli alleati. Gli hater invece gli attribuiscono anche il peccato originale di Adamo ed Eva. Sono più numerosi i tiri del primo o le presenze in televisione del secondo?

Attorno a questi, si muovono personaggi minori ma che comunque hanno un ruolo da sottolineare. I Los Angeles Clippers di Chris Paul, totalmente inesperti a competere ad alti livelli, ma protagonisti di un'ascesa considerevole e spettacolare, con highlights che sono cliccatissimi sui social network, ricordano il boom (anche su internet) del MoVimento 5 Stelle. Vedremo se alla prova dei fatti l'inesperienza si farà sentire.
Mark Cuban per anni è stato l'Antonio Di Pietro dell'NBA: contro tutto e tutti. I Mavericks negli ultimi due anni hanno bruciato quanto fatto di buono così come l'Italia dei Valori ha precipitosamente perso consensi.
I Boston Celtics, anche per una questione cromatica, sono come la Lega Nord: in un modo o nell'altro sono sempre lì, nulla li scalfisce. E in un modo o nell'altro bisogna avere a che fare con loro ed i loro tifosi, anche se al momento sono in una fase di transizione dal vecchio (Garnett/Bossi, con il trash talking e gli insulti) al nuovo (Rondo/Maroni).
Divertente, in grado di coinvolgere i giovani, con tanti ideali e soprattutto senza una stella vera: il gioco dei Denver Nuggets è un po' comunista. Fatichiamo ad associare George Karl a Nichi Vendola, ma potrebbero avere una cosa in comune: al momento di agire la troppa democrazia può creare delle difficoltà.
Essenziali, non bellissimi da vedere, con un leader barbuto: i Memphis Grizzlies ricordano Fermare il Declino, il movimento di Giannino. Occhio però, ai playoff potrebbero non superare lo sbarramento.
Arancioni come il movimento di de Magistris, nessuno si aspettava che i Knicks di quest'anno potessero andare così forte. Allo stesso modo, pochi mesi fa nessuno pensava che Rivoluzione Civile di Ingroia potesse - almeno da sondaggi - superare lo sbarramento.Ma la convivenza Anthony/Stoudemire rischia di essere difficile come quella tra Ingroia e il sindaco napoletano...


giovedì 3 gennaio 2013

Caro 2013

Caro 2013,
ci aspettiamo molte cose da te. Quello appena passato è stato un anno particolare. L'anno di LeBron James, innanzitutto, che in pochi mesi ha vinto il suo primo anello e si è portato a casa anche l'oro olimpico. L'anno in cui la Nazionale ha convinto in seguito ad una incredibile estate di successi. La Linsanity. L'anno della fine del ciclo di Siena e della possibile apertura di uno nuovo. E un sacco di altra robetta, bella e brutta.


Cosa ti chiediamo, caro 2013?
1) LeBron è fortissimo e tutto quello che vuoi tu, però non sarebbe male che a vincere il titolo quest'anno sia la squadra di quel ragazzo che sta facendo una stagione da 28 punti di media tirando con percentuali superiori al 50% da 2, il 40% da 3 e il 90% ai liberi. Insomma, è arrivato il momento di Kevin Durant, no?
2) In tema Oklahoma City, non è che potresti iniziare a sollecitare qualche tuo collega (tipo il 2014, il 2015) per il ritorno della NBA a Seattle? No, perché le tre puntate di Buffa che parlava del basketball nella città della pioggia mi hanno strappato il cuore.
3) Restituiscici un Derrick Rose sano e magari vincente. Il futuro della lega passa da lui. Poi, se ti avanza un po' di salute da elargire, ci sarebbe sempre quel ragazzo... eh, quello che giocava a Portland... sì, ora è a Minneapolis, si chiama Brandon, ha provato a rientrare ma ora è di nuovo fermo.
4) Non ti chiedo di levare qualche anno dalla carta di identità di Tim Duncan, perché magari non sarebbe la stessa cosa. Ma preservalo perché possa ritirarsi all'età di Dikembe Mutombo.
5) Non ti chiedo neanche una squadra di basket a Napoli, perché le ultime che mi hanno portato i tuoi colleghi (sì, l'eredità dei governi precedenti...) si sono rotte subito. Mettiamola così: portamela solamente se ha una garanzia di 7 anni, tipo le auto. 
6) Già che ci sei, ti dispiacerebbe fare in modo che si decida cosa fare con un basket italiano sempre più morente? Quest'estate sono scomparse tante squadre, e dei tre campionati principali due te li sei ritrovati già monchi (LegaDue a 15 e DNA a 18, ma sulla carta dovevano essere 20). Invece di riformare i campionati, non è il caso di riformare proprio uno sport che è alla canna del gas? Magari a partire dagli uomini. Ti suggerisco due nomi: Mario Boni e Gianmarco Pozzecco. Sono sempre state due teste calde, ma hanno idee ed ognuno di loro, nel proprio settore, sta dimostrando di poter fare di più di tanti giganti buoni. Io scorro l'elenco dei candidati al Consiglio Federale e vedo sempre gli stessi nomi...
7) E' l'anno degli Europei: preserva Gigi Datome, Achille Polonara, Daniel Hackett.
8) Fa che Milano continui ad essere Milano anche quest'anno, con i suoi ingaggi stellari e i dodici cambi in corsa. Sennò come ci divertiamo?
9) Non sarebbe bello rivedere gli Hoosiers vincere il titolo NCAA?
10) Un'ultima cortesia: inverti questo trend per il quale l'informazione cestistica italiana assomiglia sempre di più a quella calcistica. Noi appassionati siamo per gli approfondimenti, le analisi fatte davanti ad una birra o a un piatto di pasta, magari con un po' di ironia. I finti scoop urlati lasciamoli ad altri.

venerdì 27 maggio 2011

I compiti per le vacanze

Chicago e Oklahoma City sono due squadre giovani e rampanti. Le loro repentine eliminazioni in Finale di Conference, entrambe per 4-1, non devono però nascondere l'ottima stagione disputata. Il rischio, insomma, è quello di buttare il bambino con l'acqua sporca, invece di procedere nella graduale crescita delle società e delle squadre, passando in primis per i loro leader.
Come evidenziato più volte da We Got Game, è impensabile aspirare al titolo senza essere prima passati per cocenti delusioni. Aiutano a crescere, ad aumentare la voglia di vincere. In questo senso, le reazioni di Rose ("I was just making dumb decisions, and it cost us the game") e soprattutto di Durant, molto poco contento del fatto che fosse Nowitzki a giocare per l'anello, fanno ben sperare. I due hanno talento, hanno voglia di vincere, e possiamo scommettere che tra un paio di giorni saranno già in palestra.
Dalla loro crescita passa infatti il futuro di due franchigie che potrebbero trovarsi a dominare, Heat permettendo, la NBA del prossimo decennio.
Trì is megl che uàn
Rose ha giocato dei playoff sotto il par di una meravigliosa regular season coronata dall'MVP: aumentato il numero delle conclusioni, sono drasticamente crollate le percentuali, soffocate dalla difesa di Miami che lo ha spinto ad incrementare la quantità di tiri dall'arco: 35% dal campo e 23% dall'arco nella serie, oltre ad alcune scelte errate nei finali che hanno pesato in maniera considerevole sul risultato finale.

Particolare il discorso di Durant, che ha avuto numeri di tutto rispetto (quasi 10 rimbalzi di media, tra l'altro), ma, oltre a mostrare un crollo nelle soluzioni da 3 (23% contro il 35% della RS) ha avuto un impatto molto meno evidente di quanto dimostrato dalle cifre. Dell'apporto della squadra ne parliamo dopo, ma l'impressione è che in parte sia stato, nei momenti decisivi, estromesso dal gioco; dall'altra parte, però, si è di fatto estromesso in prima persona, svanendo quando contava e soffrendo la marcatura di un giocatore come Marion, autore di una grandiosa serie e in grado tanto di contenerlo in velocità quanto di riempirlo di botte all'occorrenza.

Limiti di leader, quindi, ma anche limiti delle squadre.
Troppo facile dire che il problema dei Bulls è stato in attacco. Come ho letto da qualche parte su Twitter, metti un Harden nel motore di Chicago e stavamo parlando almeno di una gara-6. La mancanza di pericolosità dal perimetro e di lucidità nelle letture ha portato ad un'area intasata che ha fatto soffrire più di quanto già non dovessero farlo Noah e Boozer. Quest'ultimo ha confermato le perplessità sul suo conto quando si tratta di fare sul serio. Bosh, che notoriamente non è considerato un cuor di leone (ma con quei due là affianco la situazione cambia...), lo ha fatto a pezzi. Probabilmente è giunto il momento per i Bulls di andare un po' sopra il cap... se davvero si vuole insistere con Bogans (ma perché?) serve un cambio per Rose che sia in grado di giocare con lui. E sottocanestro? Questo è un problema. Boozer non lo smuovi, Noah nonostante i suoi limiti offensivi è fondamentale, Asik sta emergendo prepontemente. Gibson è in crescita ma potrebbe essere lui l'asset per puntare a qualcosa di più adatto alle circostanze.

KD a terra, passano i Mavs
Il discorso per i Thunder non è poi così differente. Resto convinto della bontà della trade Perkins, anche se la mia idea è che il sistema di Boston lo abbia fatto sopravvalutare come difensore: al momento dello scambio sembrava stessimo parlando della reincarnazione di Bill Russell. In realtà, la bontà della trade si è verificata già nella soffertissima serie contro i Grizzlies, quando Ibaka ha potuto dimostrare tutto il suo campionario di veloci pallavolistiche agendo in aiuto. Immaginarsi il congolese e Collison a fronteggiare da soli Zach Randolph e Marc Gasol mi risulta complicato. Ma la coperta è corta, e allora Perkins ti dà qualcosa in difesa, ma ti leva tantissimo in attacco. Nella serie contro i Grizzlies Gasol lo lasciava costantemente abbandonato nella sua personale valle di lacrime per andare a raddoppiare Durant. Nella serie contro i Mavs è stato praticamente nullo, vista anche la necessità di dare minuti a Collison, decisamente più adeguato in marcatura sul tedesco e in grado di portare qualche punto con jumper e azioni sulla linea di fondo.
La contemporanea presenza di Perk e Sefolosha nello starting five ha fatto molto discutere, per quanto Ibaka abbia ormai un jumper rispettabilissimo, tanto che si era parlato della possibile promozione di Harden in quintetto. Il problema è che il Barba è determinante nel gioco delle panchine, e allora torniamo alla coperta corta di cui parlavamo prima.
A Presti toccherà trovare le contromisure. La promozione in quintetto di Harden può essere una soluzione per il prossimo anno, relegando Thabo a uomo da missioni impossibili (quindi non la marcatura su Stevenson). Ma a quel punto sarà necessario trovare qualcuno in grado di dare la scossa dalla panchina.

lunedì 23 maggio 2011

A tiepido su OKC - Dallas (prima del 2-2)

Per lunghi tratti di gara 3, così come in gara 1, Nowitzki e Durant sembravano legati da uno strano incantesimo: segnava uno, segnava l'altro, sbagliava uno, sbagliava l'altro. E non so quanto possano ulteriormente alzare il loro livello di gioco, almeno rispetto alle meravigliose prestazioni individuali della prima gara. E allora che succede?
Due squadre con opposte filosofie di gioco in una serie equilibrata. Per me Nowitzki e Durant faranno il volume, ma la differenza tra le due squadre è quella del supporting cast: Westbrook ago della bilancia, ma forse non ancora pronto.

venerdì 29 aprile 2011

History in the making


Dove eravamo rimasti?
Ormai è troppo facile elogiare i Thunder. Sono giovani, costruiti bene, allenati bene. Hanno il miglior realizzatore degli ultimi due campionati, un secondo violino in crescita e (anche troppo intraprendente), tanti giovani in rampa di lancio. Hanno aggiunto il tassello Perkins, decisivo per liberare Ibaka dai compiti di marcatura sui 5, permettendogli di diventare un pericolo pubblico per gli attacchi avversari e di arrivare dal lato debole per stoppare (9 in gara-5, tanto per gradire). Attaccare contro questi Thunder è difficilissimo, perché hanno stazza (Perk, Mohammed), e possono occupare tanto spazio in verticale (Ibaka, lo stesso Westbrook) e in orizzontale (Durant, Sefolosha). In attacco poi ci pensa lui.

 

Ecumenico.

In realtà ai Thunder manca ancora qualcosa per puntare al bersaglio grosso. Di sicuro hanno le carte in regola per far soffrire gli Spurs (nel caso dovesse riuscire la miracolosa rimonta con i Grizzlies) e i Lakers (play rapido, solida rotazione tra i lunghi, buoni marcatori su Bryant).
Fatto sta che il 4-1 contro i Nuggets è un'affermazione più netta nel risultato che sul campo, perché Denver ha 
dato parecchio fastidio, pagando probabilmente la modalità con cui è strutturata la squadra dopo la trade con i Knicks. Perché avere tanti giocatori che vanno sopra i 10 punti di media è bello e piacevole fin quando va tutto bene. Ma nel momento in cui ti trovi in difficoltà tocca avere il fenomeno (vd. video sopra) che ti risolve le partite. I Nuggets si trovano di fronte ad una post-season (che ahinoi rischia di essere più lunga del solito) in cui dovranno fare molte scelte. Scadono i 16 milioni di Martin. Scade JR Smith. C'è la possibilità che Chandler torni a New York. C'è - soprattutto - la possibilità (che giudico comunque remota) che Nenè non eserciti la player option.
Insomma, bisognerà vedere come impostare la squadra. In regia, Ty Lawson ha dimostrato di essere uno su cui si può contare. Rapidissimo, ha spesso fatto a fette la difesa dei Thunder ed è stato con 15.6 ppg il miglior realizzatore dei Nuggets nella postseason. Il problema è che bisognerebbe anche creare per gli altri, e oltre alle sue mancanze i dubbi su Felton (disastroso nei momenti caldi di gara-5) sono tanti.

sabato 16 aprile 2011

Dei massimi sistemi: la stagione di Kevin Durant

Leggo da più parti commenti delusi riguardo alla stagione di Kevin Durant. Dai portali americani a quelli nostrani, l'opinione diffusa è un " Durant sì, ma..", forse delusi dalla mancanza di numeri alla Wilt Chamberlain. Fare discorsi come quello che mi accingo a fare, poco prima della serie contro una Denver imbizzarrita, è decisamente rischioso, ma li faccio lo stesso.

Rispetto all'anno scorso, Kevin Durant ha abbassato le sue percentuali dal campo. 50,3% da 2 contro 50,5%, 35% da 3 contro 36,5%, 88% contro 90% ai liberi. In più, prende 0,8 rimbalzi in meno a partita, etc. etc. etc.
Inoltre, è cambiata la distribuzione dei tiri: 1 tiro da 3 in più, 1,5 tiri liberi in meno ed è questa la voce che prevalentemente fa gridare allo scandalo. Se poi si tiene conto che è ormai una superstar ed inizia a racimolare i fischi da superstar, dei liberi che prende non sono da escludere vari "regali" degli arbitri. Diciamocelo: Durant quest'anno attacca meno il ferro.
Il principale deputato all'attacco del ferro è Russell Westbrook. Il nodo della faccenda è questo: Westbrook ha aumentato i suoi punti, tira un po' meglio da tre (ma non di più), in compenso va molto più spesso in lunetta (7,7 tiri liberi contro 5,1 dell'anno scorso).
Allora è migliorato Westbrook e peggiorato Durant? la stagione di Durant è deludente? Io dico per niente.



Westbrook è, come direbbe il Maestro Franco Lauro, un fattore, ma è tutta la squadra a bilanciarsi in maniera diversa: la crescita dei singoli permette ai Thunder di dipendere molto meno dalle iniziative del suo principale realizzatore. Oltre a Westbrook, ci sono sempre Harden, che porta tanti punti dalla panchina, e Ibaka, che ha costruito un tiro affidabile dai 5 metri. In questo modo, il mismatch vivente che risponde al nome di Durant può permettersi di stare un po' di più sul perimetro, sfruttando il suo "discreto" rilascio e "riposarsi". Perché tirare da 3 costa molta meno fatica che attaccare il ferro.
Dopo i mondiali Turchi ci si aspettava un Durant da almeno 35 punti a partita. Ripercorriamo gli ultimi 25 di capocannonieri NBA.



Si nota che, a parte Allen Iverson nella stagione del lockout, il KD di quest'anno è il capocannoniere con la media punti più bassa. Se invece andiamo da Jordan nel 86-87 e da Kobe Bryant nel 2005-2006 vediamo che tiravano, di media, la bellezza di oltre 28 e 27 palloni a partita. E' possibile segnare 35 punti a partita con meno tiri? Evidentemente no: segnare 35 punti vuol dire monopolizzare l'attacco. E' conciliabile un attacco monopolizzato con le vittorie di squadra? No.
Se Durant avesse tenuto le stesse percentuali della passata stagione, avrebbe segnato la bellezza di… 24 punti in più. Totali. Ossia 0,33 punti in più a partita. Il che gli sarebbe valso il sorpasso ai danni di Tmac ed il terzultimo posto della suddetta classifica. Mica pizza e fichi.
Durant ha fatto, a livello personale, cose molto simili a quelle dell'anno scorso, ma senza il peso di essere l'unico a poter segnare. La crescita di Westbrook è compagni non è da vedersi a discapito di KD, ma è sinergica: non sono i Cavs senza LeBron, o gli stessi Bulls senza Rose. E in questi Thunder che ottengono risultati migliori rispetto a quelli della passata stagione, Durant è ancora più pericoloso. Perché tra le frecce al suo arco ci sono anche i miglioramenti dei suoi compagni di squadra, e le coperte difensive altrui diventano per forza più corte.

mercoledì 20 ottobre 2010

Northwest Division Preview

Utah Jazz
Premessa. Si definiscono part-time quei giocatori che:
a. tendono a giocare più in una metà campo che nell'altra (e solitamente quella trascurata è la propria)
b. tendono a giocare non più di 60 partite a stagione
I Jazz hanno perso il principe dei giocatori part-time, tale Carlos Boozer, che costituiva assieme a Deron l'80% della pericolosità offensiva. In più, Okur sembra non passarsela benissimo (eufemismo), Kirilenko è nell'anno del contratto. E il tiro da 3 di Ashton Kutcher è a Chicago. L'è nera!? No, affatto.
I mormoni hanno preso l'erede al trono di Boozer, quell'Al Jefferson che in quanto a infortuni e applicazione difensiva ha ben poco da invidiare all'ex uomo più odiato dai tifosi dei Cavaliers. E il talento offensivo, seppur in forme un po' diverse, c'è. In più è arrivato Gordon Hayward, rookie che noi di Poetry in Motion metteremmo in quintetto a prescindere. Earl Watson può dare buoni minuti di cambio alla più devastante point-guard della Lega (quando può spingere un po' ai suoi ritmi), Millsap piace assai, anche se reduce da una cattiva annata.
In soldoni, i Jazz sembrano essere ancora una squadra solida, in fondo dal pino guida il Venerabile Sloan, garanzia di Gioco e apparizioni ai play-off. Fosse per me, gli regalerei un titolo, ma non penso potranno ambire a più di un secondo turno di PO; ma trattandosi di Sloan, sarei felice di essere smentito.
Ah, e poi c'è Fesenko.

Minnesota Timberwolves
                                                                                                      
I Timberlupi sono stati il primo amore Nba di chi vi scrive, per colpa (o merito) del Bigliettone, di Sam I Am e di Spree. Altri tempi, altra classe: Minnesota è la cenerentola della Division. Quest'anno però la cenerentola ha il piedone di Kevin Love, chiamato al ruolo di leader dopo la fine della difficile convivenza col suddetto Big Al. Coach Rambis ha venduto l'anima alla triangolo e sinceramente il materiale umano non sembra dei più adatti ad un sistema piuttosto complesso.
Però, se ne facciamo una questione di talento, quest'anno i T'wolves non sono messi male. Luke Ridnour è un Playmaker, che va protetto difensivamente, ma sa giocare per davvero. Se Jonny Flynn (per ora acciaccato) non mostrasse i progressi attesi, l'alternativa sarebbe sicuramente di livello. Ellington, Webster, Brewer e Wes Johnson (che invece nella triangolo ci piace) si giocheranno i minuti di guardia e ala piccola, dove però dovrebbe partire l'incompreso Beasley, che potrebbe essere una discreta fonte di mismatch. Sotto canestro i lupi sono abbastanza solidi, con Love, Pekovic, Milicic e Tolliver, realizzatore di razza.
Sicuramente lotteria, ma se Rambis riesce a non pretendere la soluzione di equazioni differenziali cestistiche da bambini delle scuole medie, potranno andarci con stile.

Denver Nuggets
Eh. I Nuggets. E che vuoi dire sui Nuggets.
Hanno tutto, titolari, panca, talento, volendo anche difesa, intimidazione, eppure… proverò a dirlo a parole mie: dissociati.
K-Mart, JR Smith, Anthony, the Birdman, ora anche Al Harrington. La sensazione è che l'attimo sia passato. Coach Karl avrà le mani piene al suo ritorno in panca, tra voci di trade, mancate estensioni e magari anche qualche infortunio, che soprattutto al buon Nenè mancano di rado.
Denver può andare ovunque, ma tutto dipende da 'Melo. Il che probabilmente significa che l'ultima chiamata è andata.

Oklahoma City Thunder
I predestinati. Giovani, belli e forti. Sulle spalle di KD, che a sua volta ha le spalle coperte da un gruppo ben amalgamato. L'anno scorso mancavano d'esperienza e avevano in Krstic l'anello debole. Ad oggi dopo una gran serie contro i Lakers, dopo i Mondiali (e che Mondiali) per Durant e Westbrook, si può dire che i bambini abbiano avuto la loro buona dose di calcio; per quanto riguarda Nenad, credo che il karma negativo dopo la rissa (oltre alla scarsa intimidazione quando non ha sedie in mano) gli porterà via il posto in quintetto. "Ibloka" sembra fatto e finito per il ruolo, mentre con curiosità di guarda al marine Aldrich. In più, questo potrebbe essere l'anno di James Harden.

"Beh, non è ancora il momento di cominciare a farci i pompini a vicenda" direbbe Mr. Wolf. E a ragione, perché Winston Wolf ha sempre ragione. Il rischio per questi Thunder è quello di compiacersi, di essere belli, simpatici e non "imparare" quella cattiveria che inevitabilmente serve per fare il passo oltre. KD dice di non essere un Top 2 della Lega. Indipendentemente dal merito della questione (di lana caprina, a dire il vero) l'importante è che continui a lavorare come ha fatto sinora: i compagni seguiranno a ruota. Infine, da non trascurare la maledizione del Coach dell'anno uscente.

Portland TrailBlazers
Portland è un altro bell'enigma. Franchigia sfigata se ce n'è una, i cui centri avrebbero bisogno di una periodica puntata in qualche santuario Europeo. La squadra è buona, ha tanta qualità, forse troppo diffusa e Roy e Miller potrebbero pestarsi un po' i piedi. Si ha fiducia in Batum, meno in Rudy (viziatello, a dire il vero), ma si è preso lo stesso l'ottimo Wes Matthews in uscita da Utah e Luke Babbitt al draft. Bayless invece non sembra propriamente in rampa di lancio, anzi…
LaMarcus Aldrige nella mia personalissima opinione sta entrando nella categoria dei Chris Bosh: giocatore bravissimo, ma da numeri e non da vittorie. Oden è ad un bivio, perché Marcus Camby non è eterno. In sostanza, Portland è (era) un bel progetto, ma l'anno scorso andava presa una super-star complementare a Roy. Senza contare gli infortuni: sarà stato per quello che il loro gioco lo scorso anno fosse così compassato?
Ora è tutto sulle spalle del suo miglior giocatore, ma il 2011 potrebbe già essere anno di rifondazione. A meno che i pianeti non si allineino…

Conclusione
La NW è una delle divisions più equilibrate ed interessanti della Nba. Pur senza vere e proprie contenders (Durant permettendo), presenta un livello medio piuttosto alto grazie ad una serie di squadre con l'obiettivo dichiarato di fare più strada possibile nel post-stagione.
Ma, a costo di sembrare ripetitivi, questa division ci piace perché vi si può trovare il passato (Sloan), il futuro (Durant) e con un sospiro constatare che sono entrambi meglio di quello che è il presente della Nba, la generazione dei re senza anelli.

venerdì 8 ottobre 2010

Campioni e giullari


Durant Declines Invitation to LeBron party in Kansas City.

Durant received an invitation, but declined the offer: "I don't go out to parties the day before a game", Durant said. "I really don't go out too much during the season".


Ricordandovi che siamo ancora all'inizio della preseason, buon weekend.

domenica 12 settembre 2010

verba volant, fenomeni Durant


E che vuoi dire su sto ragazzo? Dominante, immarcabile, divertente da vedere, pulito, elegante, leader. Nella staticità offensiva degli Stati Uniti, forse per la prima volta più basati su una difesa asfissiante e pronta a sporcare ogni pallone che sull'attacco ai 110 punti, era l'uomo a cui affidare la palla con costanza e continuità. A 22 anni, il suo futuro è ancora tutto da scrivere. E non osiamo pensare cosa possa diventare se riuscirà a colmare alcune sue lacune (rapporto assist/perse, capacità di sottrarsi a marcature "fisiche", qualche giocatina in post che con quell'altezza male non fa).

venerdì 9 luglio 2010

Perché può non funzionare (e perché sì...)

Un pezzo a quattro mani, inizia Dis/impegno, continua drunkside.

Perché può non funzionare.
Al momento siamo a Wade, Lebron e Bosh, più Mario Chalmers e Udonis Haslem.
Poco o niente tiro da fuori, poco post basso. Due giocatori che amano avere la palla in mano, un lungo che ha l'ufficio tra i 5 ed i 6 metri dal canestro, con un jumper grandioso, ma senza alcuna dote di passatore.
L'unico "schema" possibile mi sembra quello di attaccare ripetutamente il canestro, sperando che la difesa regga in modo da permettere la transizione. Highlights a iosa, ma difesa schierata Spoelstra (leggi Riley) dovrà impegnarsi parecchio.
C'è chi fa il confronto con i recenti Big Three dei Celtics, ma le differenze mi paiono evidenti.
1) I 3 grossi dei Celtics erano un realizzatore, un tiratore ed il miglior difensore della NBA, che in attacco tendeva a non danneggiare
2) Rondo e Perkins erano incognite, ma Rondo è diventato quel che è diventato e Perkins uno dei migliori difensori di post della Lega. Haslem è un validissimo giocatore, ma mi sembra piccolo per fare stabilmente il 5. Chalmers non è Rondo.
3) I C's avevano una gran panchina. Questi Heat? Mike Miller? Buono, ma mi sembra un po' poco.
4) Una barca con due capitani affonda.
5) Può non funzionare perché è giusto che non funzioni.

Che non fosse più l’NBA dei nostri padri lo sapevamo. Ma probabilmente non è più neanche la “nostra” NBA.
Dunque, sgombriamo un attimo il campo: da un punto di vista professionale, la scelta di LeBron non fa una piega. Vuole vincere? Va dove può farlo in breve tempo (se non quest’anno, facciamo tra due anni). Abbiamo una squadra con due stelle, un buon giocatore, e prossimamente tanti comprimari pronti all’uso. Da questo punto di vista, oltre agli Heat, solamente Chicago probabilmente poteva offrirgli tanto, con un secondo violino in costante ascesa e una coppia di lunghi ben assortita. Certo, anche i Clippers avevano parecchio per convincere LBJ, ma sono i Clippers e penso che James non li abbia mai preso in considerazione.
Questo dal punto di vista professionale. C’è però un altro fattore da tenere in considerazione, quello che piace a noi, quello delle chiacchiere da bar o da forum. Ho letto: in passato abbiamo visto tante squadre in cui c’erano delle stelle, di tanti Big Three e anche più. E’ vero, ma qua parliamo di una situazione creata a tavolino, la cui spettacolarizzazione smodata, culminata con l’annuncio alla nazione, ha fatto ovviamente storcere il naso a molti. Ho letto di umiltà nello scegliere una situazione in cui non è il numero uno, ma non riesco a parlare di umiltà in uno che imbastisce un teatrino del genere, mi dispiace.
Ho letto: ma che doveva fare, rimanere a Cleveland a non vincere? C’è addirittura chi ha parlato dei Cavs come di una squadra scarsa, disastrata. Gli stessi Cavs che hanno vinto 120 gare in 2 stagioni? Gli stessi Cavs che hanno inserito nel loro scacchiere i giocatori che James ha richiesto nel corso degli anni? Nessuno dice che James dovesse rimanere lì ma, come ha scritto qualcuno (che mi perdonerà se non lo cito, ma sarebbe la quindicesima volta che lo faccio. Comunque è Gerry), “se ti senti il numero uno, vai a sfidare il numero due, il numero tre, il numero quattro; ma non ti accordi per giocarci insieme”.
Vedremo come andrà a finire. Dal punto di vista professionale, come detto, può essere la scelta giusta. Dal punto di vista delle chiacchiere da bar, e della considerazione tra tifosi e addetti ai lavori, ci sarà da lavorare, per non essere considerato il Pippen di Wade. Già è pronta la spartizione dei trofei: al numero 3 l'Mvp, a LeBron quello da Sesto uomo dell'anno.
Ma, soprattutto, a questo punto mi sembra palese che c’è una macchia bella grossa da recuperare. Perché quella gara5 contro i Celtics grida pesantemente vendetta, e a questo punto considerarla uno sciopero non sembra essere tanto lontana dalla verità.

Un’altra curiosità riguarda come cambierà la Nba dei prossimi anni. Avremo 3-4 squadre pronte a lottare per il titolo e le altre a tankare selvaggiamente? Vedremo, fatto sta che le nostre speranze di salvezza per il futuro sono ancorate a un sol uomo…

mercoledì 7 luglio 2010

Reality 2010

C'era da aspettarselo che andasse a finire così, ma a questo punto direi che stiamo andando oltre più nera immaginazione. Sì, lo so, ormai sarà il ventesimo pezzo che leggete sull'argomento, ma c'è poco da fare. La Free Agency procede, e per forza di cose va seguita. E, con la nostra aria da radical chic, da sinistra dei salotti buoni, criticata.
D'altra parte, come fai a parlare bene di questo squallido teatrino a cui si sta assistendo? Come sottolineato dal sempre puntuale Gerry, quello visto in questi giorni è qualcosa che va contro lo spirito del gioco. Un reality show, i cui protagonisti si trovano a dominare l'Nba dal punto di vista commerciale più che sportivo, visto che - Wade a parte, ahimè - di anelli alle loro dita non se ne vedono.
Potevamo storcere il naso di fronte ai summit dei free agent eccellenti a mo' di Yalta. Potevamo anche passare sopra a Chris Bosh (descritto da quel genio di Stan Van Gundy come "lapdog" di Wade) e ai suoi aggiornamenti minuto su minuto su Twitter.
Poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso, ossia una sorta di discorso a reti unificate da parte di Sua Maestà LeBron James, che annuncerà alla nazione tutta, e ai popoli e alle genti del mondo, dove giocherà l'anno prossimo. Mossa, tra l'altro, di cui si era scherzosamente parlato tempo fa nella mailbox di Simmons. Sarebbe da chiedere i diritti...
La sensazione di rispondere con un bel chissenefrega alla notizia è tanta, ma alla fine siamo qui a parlarne, e c'è poco da dire. Da questo punto di vista vince sempre lui. In campo, per il momento, no.

Aggiornamenti di giornata. Bosh raggiunge, per l'appunto, Wade a Miami. Gli Heat a questo punto dovrebbero rinnovare Haslem e trovare un pivot difensivo solido. Haywood sarebbe perfetto.
Boozer invece ai Bulls, mossa interessante in ottica LBJ, andando a formare con Noah una discreta coppia di lunghi.
C'è il serio rischio che a New York (e nel New Jersey) restino le briciole...

Oh, dall'altra parte una persona seria c'è. Silenziosamente e senza squilli di tromba, Durant rinnova con i Thunder. Daje KD, salvaci da questa massa di buffoni.