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venerdì 21 ottobre 2011

Olimpia-Maccabi

Se qualche anno fa mi avessero detto: "un giorno avrai l'abbonamento all'Olimpia", avrei riso. Come peraltro se mi avessero detto: "dopo la laurea, continuerai a lavorare all'università". Eppure mi ritrovo dottorando e con l'abbonamento a Milano (ma anche a Napoli). Nelle ultime settimane, la consegna di un progetto mi ha tenuto abbastanza lontano dal basket scritto (da me). Ma sfrutto l'occasione di questo viaggio in treno (lo sciopero mi fa un baffo) verso il nordest per dire due parole sulla partita di ieri. L'ultima volta che avevo visto Milano in Eurolega ebbi la fortuna di assistere ad un clinic del Tau (quello di Prigioni, Splitter e Pete Mickael) che violentava la malcapitata AJ di Piero Bucchi (uno di noi!). Beh, ieri si respirava un'altra atmosfera, col pubblico, anche un po' patinato (tra gli altri, Trinchieri, Marcelo Nicola, Allegri e tutta la troupe di sky ad assistere alla gara), che sapeva di non andare incontro ad un massacro. Bene, pronti via ed è Bourousis contro Baby Shaq. Sul 14-7 per Milano, Scariolo ha non poche colpe nel proporre un quintetto con Gallinari 5 tattico in attacco e Radosevic in ala grande. Bene, ma Schortsanitis chi lo tiene? Parziale Maccabi e lunghi milanesi con 2 falli ciascuno. Possibile che il coach bresciano non sapesse ancora dei miracoli di San Mason da Princeton? Il Maccabi è sorretto dall'asse play-pivot (centellinato, vista l'autonomia di Big Sofo), con Papaloukas che in un paio di circostanze accende il pulmino giallo e porta tutti a scuola. E Farmar? Bella chiavica, anche se gli concediamo il beneficio del dubbio per un infortunio. Poi va be', tanto Hairston, ordinaria amministrazione per Cook (che però segna dei canestri importanti nel quarto quarto), male Nicholas, che mi è sembrato pestarsi un po' i piedi con l'ex Siena. Il che può capitare quando provi ad eseguire in fase di rodaggio. Vedere da una parte Nicholas e dall'altra Blatt mi ha fatto venire in mente quella Benetton (ZisisNicholasSiskauskasGoreeBargnaniBlatt). Capitolo Gallinari: le cifre sono quelle che sono, ma mi sembra stia diventando più un realizzatore che il giocatore all-around che sembrava poter diventare. Mason Rocca: basta! meravigliarsi ogni volta che ha la meglio su un giocatore più grosso e famoso, basta! dire che è un giocatore tutto cuore-grinta e polmoni. Non saper tirare i liberi non vuol necessariamente dire essere poco tecnico. Per quanto riguarda gli altri singoli, sono prevenuto su Fotsis, nel senso che lo trovo sempre e comunque cestisticamente arrapante, anche quando ha problemi di falli come ieri. Buono qualche spunto di Giachetti, ma forse troppo spazio nelle fasi finali. Male Melli e Radosevic, mentre per le prossime spero di vedere in campo Viggiano (che io sappia anche lui un po' acciaccato). Il Maccabi è di per certo ad un Keith Langford di distanza dal giocarsi il secondo posto con quelle che non sono il Cska: Baby Shaq a tratti mi ha ricordato il Bud Spencer di Lo chiamavano Bulldozer, ma non riesce ad essere la prima opzione offensiva troppo a lungo. Eliyahu inarrestabile in post e Blu(thenthal) che suona la carica nel tentativo di rimonta (Papaloukas ha sbagliato una tripla tutto sommato agevole per il meno 3). E poi la solita, bastarda, zona di Blatt.

mercoledì 1 giugno 2011

La fine di un'epoca


Qualcuno può pensare a una gufata, ma trovo particolarmente significativo il ritiro di Shaq (comunicato in un video di pochi secondi) a pochi giorni dal primo titolo dei tres amigos. Questa stagione ha segnato probabilmente la fine di un'epoca, quella dei Bryant, Duncan, Garnett, Nowitzki & Kidd. Nuove rampanti leve sono pronte a prendere il loro posto e, con l'eccezione dei Mavs, lo hanno già fatto sbarcando nelle finali di conference.
Di tutti questi fenomeni, dire che Shaq sia il numero uno, in campo e fuori, è riduttivo. MDE. Period.


Nei prossimi giorni fiumi di inchiostro saranno usati per raccontare una carriera fatta di vittorie e stravaganze, con il sorriso sulle labbra. I Magic, la finale contro Hakeem, Shazam, il three-peat e il dominio in campo, le liti con Kobe, i commenti sugli avversari (Sacramento Queens, il cinese a Yao, Ericka Dampier, Bosh/Ru Paul) e su se stesso, il pugno a Brad Miller, lo sbarco a Miami con il fucile ad acqua, il clamoroso balletto all'All Star Game il declino a Cleveland e Boston.
Ho una preghiera: mettetelo in una trasmissione insieme a Charles Barkley.

martedì 8 marzo 2011

Occhio a Kenneth

E' rapido e atletico. E' veloce, sguscia tra gli avversari più grossi e spesso batte anche quelli più piccoli. E' un trascinatore, a rimbalzo è devastante (come ci ricorda Draftology, chiuderà la sua carriera come miglior rimbalzista della storia NCAA, superando Tim Duncan. Sì, quel Tim Duncan). Ha istinto per il canestro.
Gioca nello sconosciuto college di Morehead State, che con lui ha acquisito rilevanza nazionale. E' su SportsIllustrated, su Espn, su Draftexpress.
Lo riconoscete per i dreadlocks e per l'energia in campo.
La mamma, affetta di lupus, è lesbica.
Lo paragonano a Dennis Rodman, e in effetti i pregi sono simili, così come i difetti (cercasi jumper disperatamente).
Al prossimo draft probabilmente sentiremo chiamare il suo nome. Difficile sia Stern a farlo, più probabile sia uno dei primi ad inizio secondo giro. Ma per me è già idolo.

sabato 12 febbraio 2011

Una carriera in frasi

- Questi ragazzi hanno ricevuto critiche, negli ultimi anni, per non essere riusciti ad arrivare dove stiamo andando, ma ho sempre detto che la cosa più importante, nello sport, è continuare a provare. Che questo possa essere un esempio di cosa significa dire "non è mai finita"
Dopo che gli Utah Jazz sconfissero gli Houston Rockets nelle finali di Conference del 1997

- Se ascoltassimo i fans, finiremmo seduti assieme a loro
Dopo che i fan contestarono la scelta di Hayward

- Dico ai giocatori "Mi dispiace che vi siate fatti male, ma non c'è niente che io possa fare a riguardo". Bisogna andare avanti. Questa è l'unica cosa che so. Questo è ciò che cerco di trasmettere ai miei giocatori. Siamo stati fortunati qui. La nostra organizzazione, in 18 anni, ha avuto davvero pochi infortuni quando John e Karl erano qui. Mi sono reso conto fin dall'inizio della nostra fortuna, con i nostri ragazzi in salute. Questa è la vita nella NBA: se non ti piace, ci sono altri lavori

- Spero si rendano conto che possono sfamare le loro famiglie molto più facilmente che giocando al bingo.
Training Camp del 2010

- Il mio lavoro è vincere e gli ho detto, come avrei detto a chiunque altro: "Se devo vincere con il più piccolo della squadra che gioca al posto tuo, allora che sia così. Preferirei di no, se mi è possibile, ma io devo fare ciò che posso per vincere."
Dopo aver messo a sedere Ciccio Ostertag




- Cosa ti piacerebbe che la tua squadra facesse contro la difesa a zona?
Segnare.

- Siamo stati insieme per 18 anni…è tanto anche per un matrimonio.
Sulla sua relazione con Karl Malone

Sono sempre stato paziente.. sono come un cagnolino
Sul suo rapporto con i giovani

- Non sono contento del suo essere così spensierato. E' giovane e i giovani hanno la tendenza a volersi divertire. Questo non è che sia un problema per me, ma a volte interferisce con la loro crescita. Non puoi migliorare prendendo i jackpot.
Su Fesenko

- Credo che l'esperienza sia un fattore importante per i giovani.. i giovani stanno cercando di capire dove sia il palazzetto… poi una volta dentro, non sapere dove sia il bagno può essere spaventoso. E ancora di più quando cresci."
Quando gli chiesero spiegazioni sui rookies in quintetto




- E' risultato piuttosto soft. Voglio dire, non me ne frega se ha 19 o 30 anni. Se si entra in un campo NBA, bisogna essere in grado di salire di livello e darci dentro. Non possiamo mettergli il pannolino una sera ed il sospensorio quella dopo. Questa è la realtà.
Su una partita di CJ Miles, al suo secondo anno

- Si stanno riprendendo dal loro latte
Su un team in via di sviluppo





- La taglia non fa alcuna differenza: è il cuore a farla



giovedì 10 febbraio 2011

Senza titolo

Per il momento, noi di Poetry in Motion decidiamo di dare solo la notizia, seppur con la speranza di star pubblicando una bufala.
Forse però, dopo Auerbach e le cheerleaders al Garden, è l'ultimo baluardo che cade.

http://msn.foxsports.com/nba/story/Utah-Jazz-head-coach-Jerry-Sloan-to-resign-021011

martedì 8 febbraio 2011

Turchi montagnari

Ha segnato 19 punti nella sconfitta contro Pittsburgh. Il nostro amico svenska, che poi ha scoperto il video qui sotto, ce lo ha segnalato per il gancione anni '70. Ammetto la mia ignoranza sul ragazzo in questione, per i motivi di cui vi ho scritto qualche giorno fa (in poche parole: non ho ancora visto mezza partita di Ncaa quest'anno).
Ve lo proponiamo non in campo, ma in versione Jimi Hendrix alto 6'9". Complimenti per la chitarra! Signori, Deniz Kilicli:

lunedì 7 febbraio 2011

Dwight, guarda i tuoi amici morire con la faccia nel fango...

I rumors parlano di un Dwight Howard meditabondo: o anello, oppure me ne vado. Dove, di grazia? New York o Los Angeles. Ovviamente.

Un anello a Orlando consacrerebbe Howard come erede di Shaq e finalmente nella NBA si potrebbe gridare di nuovo al centro dominante, senza se e senza ma. Il ma ce lo mette proprio Dwight, che sembra dire o si vince (e io divento il degno solista di un'orchestra da titolo), oppure gli indegni siete voi.

A quel punto, il nostro penserebbe dato che l'unione fa la forza, io andrei a fare lo zerbino al 24 e al catalano. O magari a Nuova York, formando una frontline da sballo con Amar'e e Melo. E altrettanti palloni in campo.
Che poi, in realtà, basta una squadra decente e la Grande Mela diventa miele per quelle api regine che non sono altro, le stelle americane.

Le stesse stelle per le quali essere leader di una squadra conta soprattutto quando si tratta di chiedere il massimo salariale. Fanculo, potete vincere 20 titoli a testa, io mi tengo Stockton, Malone e pure Ewing.

Nota a margine: Questo post non è altro che l'ennesimo sfogo di una persona stanca e per di più tratta un argomento trito e ritrito; che però a questa persona proprio non va giù. E quando legge certe cose, si sente tanto come il protagonista di questo meraviglioso video...

lunedì 10 gennaio 2011

Atto di fede

Ci sono dei momenti nei quali ci si rende conto che la storia di una vita sta per essere riscritta.
Ieri sera, dopo Napoli-Juve 3 a 0, ho messo play alla registrazione di Clips-Warriors. A parte le "solite" castronerie dalla telecronaca, tipo che Eric Gordon non sarebbe un buon difensore o Biedrins e Kangur decisivi nella qualificazione della Lettonia a Euro 2011, ho guardato la partita rendendomi conto che ero arrivato ad un punto di svolta: ho capito che devo tifare Clippers.
Non credo che questa possa definirsi una decisione, perché ad un tratto è come se ne avessi sentito il bisogno.
Infatti sento il bisogno di odiare il braccio corto di Sterling e di scervellarmi sul perché quel giocatore, appena ceduto ad un'altra franchigia, abbia iniziato a giocare da dio.
Sento il bisogno di salire da ora su un carro semivuoto e prendermi un posto comodo, per poter dire un giorno "io c'ero".
Voglio sopportare gli sfottò insieme a Billy Crystal, lasceremo parlare i denigratori e tireremo avanti a testa alta. In fondo, i veri personaggi di culto ce l'abbiamo noi. E sarà sempre derby contro Kobe e i dannati Lakers.
Ma più di tutto, sento il bisogno di sperare che un giorno possa esserci un briciolo di gloria anche per loro. Anzi, per NOI...

giovedì 30 dicembre 2010

Cosa ricorderemo di questo 2010

Ripercorrendo anche i post del blog, gli eventi cestistici che difficilmente dimenticheremo:

- La Madness più bella degli ultimi anni, da Samhan all'ultimo tiro di Gordon Hayward
- Gli addii a John Wooden e Manute Bol
- Gara-7 raccontata da Gerry
- La buffonata estiva di LeBron, le prime difficoltà e la rapida trasformazione in squadra
- La tripla di Teodosic e le difficoltà di Rubio
- L'idea che a Teramo qualcosa dovesse cambiare
- Millsap che ne fa 11 in 28 secondi
- Dennis Rodman a telefono con la radio mentre una signora succhia "something"
- Il pene di Oden
- Dallas che vince difendendo (lo riscrivo, Dallas che vince difendendo)
- Once Brothers
- Il 30+30 di Kevin Love
- L'ennesima farsa napoletana
- Le schiacciate di Blake Griffin

giovedì 23 dicembre 2010

lunedì 13 dicembre 2010

Signor Sterling, ma non dovrebbe insultare gli avversari?

Da Hoopshype

Sterling ha espresso il suo disappunto sulla prestazione di Baron Davis insultandolo dal suo posto durante una partita casalinga dei Clips. Tra le frecciate di Sterling: "Perchè stai giocando?!", "Perchè hai preso quel tiro!?", "Sei fuori forma!"




Se non fosse che sono i Clippers, la scena sarebbe paradossale. Il Barone, che recentemente ha affermato di voler giocare fino a 38 anni (perché, ci chiediamo noi, ha ripreso?) si è detto frustrato della situazione.
I Clippers avrebbero bisogno di una squadra da titolo per sperare di fare un primo turno di playoffs. Noi, che però siamo dalla loro, prendiamo atto dell'ennesimo capolavoro e ringraziamo sentitamente.

lunedì 1 novembre 2010

Quando le cifre non dicono tutto

Tra i vantaggi di avere la fidanzata a 800 km di distanza c'è quello che la domenica, se diluvia, puoi guardare basket fino alla nausea: ore 12 Biella-Milano, ore 17 Pistoia-Casalp. (registrata e rivista di notte) e a seguire i Thunder di KD massacrati dagli Utah Jazz. Parliamo di Pistoia-Casalpusterlengo. Bella partita.
Primo tempo con Casalp., bene organizzata da coach Calvani, avanti sia nel punteggio che nel gioco. Attivo Boykin, molto bene Cerella, uno che non esita mai a prendersi delle responsabilità. Per Pistoia Forte e Fucka, seppur senza quasi segnare sono bravi a mettere in ritmo i compagni: Filloy bombarda da fuori, Porzingis a corrente alternata, Varnado ha qualche comoda schiacciata. Nonostante ciò la squadra ospite va al riposo in vantaggio di un discreto margine (9 p.ti).

Lo scrivo papale papale: nulla mi ha impressionato (da un po' di anni di basket a questa parte) come il secondo tempo di Jarvis Varnado.
Non vi nego di aver registrato la partita solo per osservarlo un po' meglio e francamente ero rimasto un po' deluso dal primo tempo: stavo quasi per includerlo nella categoria degli Shawn James, quei lunghi che stoppano che è una bellezza, ma non si muovono da sotto il canestro, e in attacco non hanno molto da dire, se non schiacciare 1 vs 0. E invece Varnado, probabilmente conscio della delusione che mi sta dando, o semplicemente acceso da una bella palla di Forte sotto canestro, annichilisce la gara.

In attacco fa quello che gli pare, tra cui vi segnalo un bel canestro dal post basso, una partenza in palleggio con virata (senza commettere infrazione di alcunché) ed una perentorio schiacciata dal centro area. Boykin distrutto e coach Calvani lo tiene in panca quasi fino a circa 5 dalla fine, anche per la buona prestazione dell'ungherese Szabo. La cosa impressionante, offensivamente, è che Jarvis Varnado è un giocatore "tecnico": ha una buona mano dalla media, non forza, sa ribaltare bene dal post basso verso il lato debole, dove trova i tiratori.
E la difesa? Non salta mai sulle finte, perché sa di poter arrivare su in una frazione di secondo. Dispensa 7 stoppate, di cui 6 nel secondo tempo. Ma nelle statistiche non entrano tutti i tiri che i giocatori di Casalpusterlengo rinunciano a prendere o modificano per l'inquietante presenza a centro area. Alla fine Casalp. è rientrata, ma Varnado e Forte (che tre ne sbaglia e una ne fa, ma quella che fa è davvero ottima) hanno messo i titoli di coda sulla partita.

Leggendo le cifre a fine gara, sono 24 punti con 10/13 dal campo e 4/5 ia liberi, 8 rimbalzi (altra specialità della casa, ma dove c'è ancora qualche margine di miglioramento) oltre alle suddette 7 stoppate. Il tutto per un 38 di valutazione. E la sconcertante sensazione di aver assistito alla classica giornata in ufficio, per un giocatore che, onestamente, con questo torneo non c'entra niente.

venerdì 29 ottobre 2010

Eva Longoria Division (altresì nota come Southwest)

Dallas Mavericks
I Mavs del mio amico drunkside, è ormai acclarato, sono l'Inter di qualche anno fa. Con la differenza che Cuban ha tutt'altro stile (come da foto) rispetto al suo collega con l'ufficio in Corso Vittorio Emanuele. Ai Mavs sulla carta non manca molto, a parte un backup affidabile per Kidd. L'età non è dalla loro, ma hanno un coach molto preparato e Dirk Nowtzki reduce da un'estate di riposo. Sotto canestro è arrivato il contrattone di Chandler (però in scadenza) al posto del contrattone di Dampier. Bene in difesa (anche se su Tyson ci sarebbe molto da discutere), ma forse per Dirk l'ideale sarebbe un collega di reparto che gli lasci spazio in area, dal momento che la dimensione del tedesco non è più puramente perimetrale. Chandler è giocatore da squadra di transizione, nella quale può recapitare a canestro dei lob lanciatigli dal playmaker (e in questo senso Kidd gli potrebbe far rivivere i fasti dei tempi di New Orleans). La domanda è, quanto vorranno correre i Mavs?
A differenza degli anni passati partono a fari spenti e questo potrebbe essere un vantaggio. Caron Butler deve tornare ai livelli di qualche anno fa, ma andranno avanti finchè il vecchio Giasone riuscirà a trainarli. E ovviamente finchè non incontreranno gli Spurs.



San Antonio Spurs
E' anno dispari e questo potrebbe già dar luogo a qualche sospetto. In più, Duncan è chiaramente all'ultimo giro e Ginobili, come il suddetto collega tedesco, s'è chiamato fuori dagli impegni nazionali estivi. Gli Spurs hanno una squadra abbastanza profonda, ma molto qualitativa: George Hill è ormai più che un cambio, Blair una macchina e poi ci sono Bobby Simmons, Matt Bonner e soprattutto Gary Neal, che seguiamo con grande attenzione e curiosità.
La coppia Splitter-Duncan può essere libidine per gli amanti del Gioco e tragedia per gli avversari: prevedo (e pregusto) gran duelli di post basso con Pau Gasol, soprattutto in primavera inoltrata. Più che duelli, trattati di post-basso.
Parker serve come il pane e, a proposito di pane, Dio benedica la Longoria.

Dicevo, se avete voglia di continuare a leggere, che il volume di punti di Parker è indispensabile, ma la qualità di Ginobili è quella che fa la differenza tra un secondo ed un settimo posto ad ovest. La differenza tra incontrare i Mavs con o senza il fattore campo, in sostanza. In conclusione, gli Spurs sono i più accreditati sfidanti dei Lakers per la corona d'occidente e, con Parker in forma, neanche un avversario troppo "accoppiabile". E occhio al rookie Anderson.

New Orleans Hornets
Monty Williams (del quale si dice gran bene) ha in mano una bella squadretta, che può assumere forme diverse e che dispone di un arsenale ben assortito: un discreto giocatore di post (anche se in trend negativo), un lungo da 20+10, un'ala atletica e valida su entrambi i lati del campo, una manciata di tiratori, anche di altissimo livello (ah, Peja!). E in più c'è Chris Paul, che in linea di massima sa come far male anche con delle spade di gommapiuma.
I cambi dei lunghi lasciano a desiderare, mentre tra gli esterni c'è una discreta varietà: mi sarei aspettato Thornton in quintetto dopo l'ottima seconda parte dello scorso campionato, invece parte Belinelli. Buon per l'Italia, potrebbe esserlo anche per gli Hornets se Marco decidesse di lavorare sul suo gioco per sottrazione: via i palleggi inutili, via i fadeaway non necessari. Se poi, tanto per gradire, ci mettesse pure un po' di difesa, sarebbe a cavallo: giocare minuti con CP garantisce la doppia cifra di media quasi a chiunque, fossi in lui cercherei di evitare il pino a causa delle troppe difese omesse. Certo che, a sua parziale difesa, Golden State e Toronto non sono i posti dove affini meglio le tue qualità difensive.
Chris Paul potrebbe essere stato contagiato dal virus che gira per la Lega e chiedere una trade per raggiungere qualche amichetto, prima o poi. I cambi dei lunghi sono un po' scarsini, quindi Okafor è chiamato a consegnare, come dicono oltreoceano. Coach Williams è un'incognita, comunque possono essere da playoff.

Memphis Grizzlies
I Grizzlies sono stati una delle squadre più chiacchierate dell'estate, dapprima per il massimo salariale elargito a Rudy Gay, dappoi per le vicende sulla firma dei suoi rookies. Il GM Chris Wallace, non proprio un luminare, ha scelto di confermare in blocco la squadra del miracolo dello scorso anno. Ma se fare un miracolo è difficile, il vero miracolo è ripeterlo.
In realtà potrebbero anche essersi rinforzata. Ah sì? Sì, perché pur essendo gli stessi Sam Young ha un anno d'esperienza in più e potrebbe essere uno dei candidati per il Most Improved Player; Conley, che deve ancora guadagnare la fiducia della dirigenza, è chiamato alla stagione della vita (si sentono voci di Mayo in posizione di play e penso ci sia lo zampino di Wallace) e Thabeet non può essere più brocco® di un anno fa. Ho invece qualche dubbio su Tony Allen estrapolato dal contesto di Boston.
Le incognite più grandi sono Gay, con la pancia piena dopo la vagonata di soldi, e Randolph, perché è Randolph. Sinceramente non penso riusciranno a ripetersi, ma hanno il vantaggio di non aver cambiato niente e potrebbero rappresentare una "sorpresa" se le scommesse altrui dovessero fallire. A proposito di scommesse, io un soldino su Vasquez lo butto, non foss'altro per come ha accolto la sua chiamata al draft.




Houston Rockets
Houston è una squadra molto lunga, esperta. Brooks e Martin possono farne 60 ogni sera (oddio, Martin non è che le giochi proprio tutte), Scola sta giocando il miglior basket della carriera, Battier è una vecchia volpe e Yao è tornato, anche se per non più di 24' a sera e mai in back-to-back. Hanno tanti buoni cambi, dal sottovalutassimo Lowry a Lee, da Budinger a Jeffries, per arrivare a Miller, Hayes, Patterson e Dampier (notizia fresca fresca).
Saranno le mie simpatie causa Olajuwon e la bellissima maglia degli anni '90 (nella foto), ma per me Houston è potenzialmente una contender. Il problema è che rientra nella categoria delle Dallas (della quale, sulla carta, è più forte), ossia di quelle squadre a cui manca sempre un qualcosa, non necessariamente tecnico, per fare bingo. Se però a Dallas qualche anno fa sono mancati dei fischi onesti, a Houston quello che manca è storicamente la salute. Per vincere un titolo Nba è necessario che tutto giri per il meglio, e se il meglio passa per una stagione di Kevin Martin senza infortuni e per Yao a mezzo servizio allora le aspettative non possono che essere ridimensionate. Infine, sarà una mia idiosincrasia, ma Kevin Martin nel sistema Adelman non mi ha ancora convinto.

martedì 26 ottobre 2010

Pacific Division Preview

LA Lakers
Iniziamo col botto.
Io odio i Lakers. Detesto i Lakers da prima di diventare tifoso di Boston, detesto i Lakers da prima di conoscere il giocatore che mi ha fatto ri-appassionare alla Nba (KG), detesto i Lakers da prima di conoscere l'Nba. Li detesto da generazioni.
Ma questo è un anno particolare, l'anno nel quale il Male cestistico si è materializzato: per i fan di Harry Potter, LeBron potrebbe essere come Voldemort, il mago oscuro che s'è radunato i suoi mangiamorte a South Beach ed ha iniziato a minare alle fondamenta l'equilibrio nella distribuzione del talento che ha fatto della Nba un modello per tutte le leghe del mondo.
La vera natura di LBJ
Questa metafora, della quale mi scuso, non vuole dimostrare che Kobe sia l'Harry Potter del caso, affatto: il predestinato è solo Kevin Durant. Ma se quest'anno dovessero essere i giallognoli a sconfiggere la magia oscura, forse la prenderei meno male che in altre circostanze, perché il cattivo è più cattivo di loro.
E a dire il vero i Lakers hanno fatto di tutto per rendere la vita il più difficile possibile ai Miami Heat. Mercato perfetto, Kobe a riposo, Phil Jackson ancora al timone, Fisher in naftalina per i momenti topici. Sulla carta sono fortissimi. Bynum è un problema-non-problema, perché senza di lui giocano meglio.
La fame agli odiati lacustri non manca mai, se la salute dovesse assisterli sarebbero ancora i più forti. Purtroppo e per fortuna.

Sacramento Kings
I Kings hanno iniziato l'opera di ricostruzione attorno a Tyreke Evans, puntando su giocatori atletici, che sappiano correre. Non più un'Università della Pallacanestro, come ai tempi di Adelman, ma una congrega di illetterati cestistici giovani e tosti. Andranno laddove Tyreke riuscirà a portarli, con possibili sorprese se Thompson dovesse mostrare un minimo di tenuta mentale e soprattutto se DeMarcus Cousins dovesse mantenere le aspettative: Dalembert è una presenza difensiva, ma c'è bisogno di qualcosa di più in attacco ed il giovane lungo allenato da Calipari ha tutto (passaggio incluso) per diventare un fattore, come direbbe Franco Lauro.
Evans deve ancora trovare una sua collocazione, perché non è carne né pesce, ma un ibrido da 20+5+5 mi sembra una buona base su cui lavorare. Intanto che ci si lavora, ci si fa un altro anno in lotteria, per pescare l'esterno complementare a ciò che Evans riuscirà a diventare.

Golden State Warriors
Via Nelson. E già qua potremmo scriverci un libro. Via L'Allenatore che della disfunzionalità ha fatto un credo da una squadra disfunzionale, che però rimane tale. Partiamo dal reparto arretrato. Ellis e Curry sono bravissimi, ma l'impressione è che ne giochi bene uno alla volta e pesano 100 chili in due. In ala piccola potrebbero partire o Reggie Williams, uno che due punti non ha problemi a metterli, o Dorell Wright: l'ala ex Miami è la ragazza niente-di-che con cui esci perché ci vedi del gran potenziale. Che finora ha tenuto abbastanza per sé, ad onor del vero. Infatuazioni cestistiche a parte, non posso non menzionare "Slalom" Radmanovic, per il quale si prospetta una stagione più tranquilla dopo il ritiro di Rasheed. Continuando con l'analisi del quintetto, reparto lunghi presenta gli stessi problemi del reparto guardie. Lee e Biedrins sono entrambi bei giocatori (molto bei nel caso di Lee), ma insieme? Dalla panca si alza Louis Amundson, altro giocatore d'energia: Ekpe Udoh e Brendan Wright sembrano già quasi indispensabili.
Smart ha senz'altro le mani piene. Il talento non si insegna e qua ce n'è tanto, ma questa sembra tutt'altro che una squadra.
Post scriptum: seguiamo (da tempo) con interesse le gesta di Jeremy Lin.

Phoenix Suns
Un tempo fu Zemanlandia. Fermatasi ad un paio di sciagurate squalifiche di distanza da un titolo. L'anno scorso la fenice è risorta dalle sue ceneri, ma questa estate dovrebbe aver ricevuto il colpo di grazia.
Gli Zdenek Zeman e Beppe Signori d'America
La coppia di ali Childress e Turkoglu è accattivante, ma il turco è uno di quelli che ha bisogno della palla in mano. Qualche tempo fa sarebbe potuto essere un peso per Nash, oggi, con l'Idolo che si avvia verso gli -anta, paradossalmente potrebbe essere di giovamento per lui e per Dragic. Ciononostante, i Suns hanno perso il loro miglior attaccante e rimbalzista. Hakim Warrick potrebbe essere un palliativo (non un sostituto), ma tocca sempre bussare a casa Nash per delucidazioni. Ieri Barbosa faceva comodo, oggi la chiave è Robin Lopez. I Suns possono ancora fare qualche gita fuori porta in primavera, perché hanno un sistema valido e un grande allenatore, ma probabilmente Nash penserà a Duncan e Bryant come Stockton pensa a Jordan e Olajuwon.

Los Angeles Clippers
Tutta l'intimidazione di Blake Griffin...
Ultimi, come al solito. Ma i Clips hanno una squadretta abbastanza equilibrata, con un vecchio play capace di spaccare il mondo quando vuole (purtroppo non troppo spesso), una potenziale star, poi una potenziale star reduce da un infortunio ed un centro al quale non daresti due soldi, ma che invece è un signor giocatore. Lo spot più debole è quello di ala piccola, con Rasual Butler che dovrebbe partire in quintetto, ma (udite udite) i rincalzi non mancano affatto. Ryan Gomes, Craig Smith e soprattutto Al-Farouq Aminu potrebbero generare soluzioni abbastanza interessanti.
Con Foye che esce dalla panca ne hanno abbastanza per puntare ad un posto al sole, il problema è che sono i Clippers.


Nota a margine

domenica 24 ottobre 2010

Once Brothers

La storia dell'amicizia tra due dei più grandi talenti cestistici che la Jugoslavia abbia mai avuto, e di come i loro rapporti siano cambiati con la crescita delle tensioni (legate anche a stretto filo con lo sport) che portarono al conflitto dei Balcani. Non è solo la storia di Vlade Divac e Drazen Petrovic. E' la storia di un paese, è la storia di Toni e Dino, e con loro la storia dell'ultima grande generazione del basket jugoslavo.
E forse per avere un'idea precisa di cosa abbia significato davvero questa guerra basta guardare le riprese della passeggiata di Divac per le strade di Zagabria.











mercoledì 20 ottobre 2010

Northwest Division Preview

Utah Jazz
Premessa. Si definiscono part-time quei giocatori che:
a. tendono a giocare più in una metà campo che nell'altra (e solitamente quella trascurata è la propria)
b. tendono a giocare non più di 60 partite a stagione
I Jazz hanno perso il principe dei giocatori part-time, tale Carlos Boozer, che costituiva assieme a Deron l'80% della pericolosità offensiva. In più, Okur sembra non passarsela benissimo (eufemismo), Kirilenko è nell'anno del contratto. E il tiro da 3 di Ashton Kutcher è a Chicago. L'è nera!? No, affatto.
I mormoni hanno preso l'erede al trono di Boozer, quell'Al Jefferson che in quanto a infortuni e applicazione difensiva ha ben poco da invidiare all'ex uomo più odiato dai tifosi dei Cavaliers. E il talento offensivo, seppur in forme un po' diverse, c'è. In più è arrivato Gordon Hayward, rookie che noi di Poetry in Motion metteremmo in quintetto a prescindere. Earl Watson può dare buoni minuti di cambio alla più devastante point-guard della Lega (quando può spingere un po' ai suoi ritmi), Millsap piace assai, anche se reduce da una cattiva annata.
In soldoni, i Jazz sembrano essere ancora una squadra solida, in fondo dal pino guida il Venerabile Sloan, garanzia di Gioco e apparizioni ai play-off. Fosse per me, gli regalerei un titolo, ma non penso potranno ambire a più di un secondo turno di PO; ma trattandosi di Sloan, sarei felice di essere smentito.
Ah, e poi c'è Fesenko.

Minnesota Timberwolves
                                                                                                      
I Timberlupi sono stati il primo amore Nba di chi vi scrive, per colpa (o merito) del Bigliettone, di Sam I Am e di Spree. Altri tempi, altra classe: Minnesota è la cenerentola della Division. Quest'anno però la cenerentola ha il piedone di Kevin Love, chiamato al ruolo di leader dopo la fine della difficile convivenza col suddetto Big Al. Coach Rambis ha venduto l'anima alla triangolo e sinceramente il materiale umano non sembra dei più adatti ad un sistema piuttosto complesso.
Però, se ne facciamo una questione di talento, quest'anno i T'wolves non sono messi male. Luke Ridnour è un Playmaker, che va protetto difensivamente, ma sa giocare per davvero. Se Jonny Flynn (per ora acciaccato) non mostrasse i progressi attesi, l'alternativa sarebbe sicuramente di livello. Ellington, Webster, Brewer e Wes Johnson (che invece nella triangolo ci piace) si giocheranno i minuti di guardia e ala piccola, dove però dovrebbe partire l'incompreso Beasley, che potrebbe essere una discreta fonte di mismatch. Sotto canestro i lupi sono abbastanza solidi, con Love, Pekovic, Milicic e Tolliver, realizzatore di razza.
Sicuramente lotteria, ma se Rambis riesce a non pretendere la soluzione di equazioni differenziali cestistiche da bambini delle scuole medie, potranno andarci con stile.

Denver Nuggets
Eh. I Nuggets. E che vuoi dire sui Nuggets.
Hanno tutto, titolari, panca, talento, volendo anche difesa, intimidazione, eppure… proverò a dirlo a parole mie: dissociati.
K-Mart, JR Smith, Anthony, the Birdman, ora anche Al Harrington. La sensazione è che l'attimo sia passato. Coach Karl avrà le mani piene al suo ritorno in panca, tra voci di trade, mancate estensioni e magari anche qualche infortunio, che soprattutto al buon Nenè mancano di rado.
Denver può andare ovunque, ma tutto dipende da 'Melo. Il che probabilmente significa che l'ultima chiamata è andata.

Oklahoma City Thunder
I predestinati. Giovani, belli e forti. Sulle spalle di KD, che a sua volta ha le spalle coperte da un gruppo ben amalgamato. L'anno scorso mancavano d'esperienza e avevano in Krstic l'anello debole. Ad oggi dopo una gran serie contro i Lakers, dopo i Mondiali (e che Mondiali) per Durant e Westbrook, si può dire che i bambini abbiano avuto la loro buona dose di calcio; per quanto riguarda Nenad, credo che il karma negativo dopo la rissa (oltre alla scarsa intimidazione quando non ha sedie in mano) gli porterà via il posto in quintetto. "Ibloka" sembra fatto e finito per il ruolo, mentre con curiosità di guarda al marine Aldrich. In più, questo potrebbe essere l'anno di James Harden.

"Beh, non è ancora il momento di cominciare a farci i pompini a vicenda" direbbe Mr. Wolf. E a ragione, perché Winston Wolf ha sempre ragione. Il rischio per questi Thunder è quello di compiacersi, di essere belli, simpatici e non "imparare" quella cattiveria che inevitabilmente serve per fare il passo oltre. KD dice di non essere un Top 2 della Lega. Indipendentemente dal merito della questione (di lana caprina, a dire il vero) l'importante è che continui a lavorare come ha fatto sinora: i compagni seguiranno a ruota. Infine, da non trascurare la maledizione del Coach dell'anno uscente.

Portland TrailBlazers
Portland è un altro bell'enigma. Franchigia sfigata se ce n'è una, i cui centri avrebbero bisogno di una periodica puntata in qualche santuario Europeo. La squadra è buona, ha tanta qualità, forse troppo diffusa e Roy e Miller potrebbero pestarsi un po' i piedi. Si ha fiducia in Batum, meno in Rudy (viziatello, a dire il vero), ma si è preso lo stesso l'ottimo Wes Matthews in uscita da Utah e Luke Babbitt al draft. Bayless invece non sembra propriamente in rampa di lancio, anzi…
LaMarcus Aldrige nella mia personalissima opinione sta entrando nella categoria dei Chris Bosh: giocatore bravissimo, ma da numeri e non da vittorie. Oden è ad un bivio, perché Marcus Camby non è eterno. In sostanza, Portland è (era) un bel progetto, ma l'anno scorso andava presa una super-star complementare a Roy. Senza contare gli infortuni: sarà stato per quello che il loro gioco lo scorso anno fosse così compassato?
Ora è tutto sulle spalle del suo miglior giocatore, ma il 2011 potrebbe già essere anno di rifondazione. A meno che i pianeti non si allineino…

Conclusione
La NW è una delle divisions più equilibrate ed interessanti della Nba. Pur senza vere e proprie contenders (Durant permettendo), presenta un livello medio piuttosto alto grazie ad una serie di squadre con l'obiettivo dichiarato di fare più strada possibile nel post-stagione.
Ma, a costo di sembrare ripetitivi, questa division ci piace perché vi si può trovare il passato (Sloan), il futuro (Durant) e con un sospiro constatare che sono entrambi meglio di quello che è il presente della Nba, la generazione dei re senza anelli.

giovedì 14 ottobre 2010

A lezione da Hakeem

Credo che molti abbiano già visto questo video ma vale la pena pubblicarlo comunque. Hakeem insegna un po' di cose a DH-12. Da vedere e rivedere. La ricezione in salto con rapido spin sul perno me la devo tener buona per qualche partitella :D

domenica 3 ottobre 2010

AJ Milano - NY Knicks...

...che alla fine, l'unica cosa da ricordare è il +/- di Mason Rocca: +15.

domenica 12 settembre 2010

verba volant, fenomeni Durant


E che vuoi dire su sto ragazzo? Dominante, immarcabile, divertente da vedere, pulito, elegante, leader. Nella staticità offensiva degli Stati Uniti, forse per la prima volta più basati su una difesa asfissiante e pronta a sporcare ogni pallone che sull'attacco ai 110 punti, era l'uomo a cui affidare la palla con costanza e continuità. A 22 anni, il suo futuro è ancora tutto da scrivere. E non osiamo pensare cosa possa diventare se riuscirà a colmare alcune sue lacune (rapporto assist/perse, capacità di sottrarsi a marcature "fisiche", qualche giocatina in post che con quell'altezza male non fa).

domenica 27 giugno 2010

Both teams played hard


A quanto pare dall'anno prossimo l'Nba sarà meno bella da vedere, e anche più noiosa. Sembra che il caro vecchio Sheed si ritiri, privandoci del suo splendido gioco in post e della sua grande difesa. Ma anche delle liti con gli arbitri, dei siparietti con avversari e compagni di squadra, delle conferenze stampa post partita...
Grazie di tutto, Sheed!