giovedì 3 gennaio 2013
Caro 2013
domenica 27 marzo 2011
They did it again
| Oltre al cognome, non condivide molto con il celebre Dwight |
Altro giocatore di fondamentale importanza è Shelvin Mack, junior, che al contrario è il classico esterno americano in grado di metter su punti. Ma anche lui ha un ruolo primario nella difesa proposta da coach Brad Stevens.
Ecco, Brad Stevens. Il geniaccio. Classe 1976, praticamente un ragazzino, anche lui uomo dell'Indiana, lavora presso l'Ateneo dal 2000. Nel 2007 è diventato Head Coach. Calmo, serafico in panchina, trasmette questa apparente tranquillità ai suoi giocatori. Che sentitamente ringraziano, e giocano con scioltezza. Se volete capire a chi dare il merito per questa favola, giratevi verso di lui.
| Sì, ha detto di girarvi verso di me |
domenica 20 marzo 2011
Personalmente, tifavo Pittsburgh
Fallo sciocco commesso a centrocampo, con poco più di 1 secondo sulla sirena. Due tiri liberi, ne entra uno (70-70), ma su conseguente rimbalzo difensivo, il fallo più stupido di sempre (8 decimi allo scadere).
Howard va in lunetta per Butler e, nonostante la pettinatura, segna il primo (70-71) e sbaglia volontariamente il secondo. Lasciando a Pittsburgh le briciole, sia del cronometro sia del torneo, che finisce qua.
"Il basket è uno sport di errori" ha dichiarato Manu Ginobili in una recente intervista: un postulato. Noi aggiungiamo un corollario: esistono gli errori, gli errori decisivi e le cazzate immonde. Negli ultimi 2 secondi di Butler - Pittsburgh si sono visti in sequenza.
Ci chiediamo solo come, dopo certe partite, un allenatore riesca a non ucciderli tutti. Ma forse è solo la follia di marzo...
martedì 8 marzo 2011
Occhio a Kenneth
Gioca nello sconosciuto college di Morehead State, che con lui ha acquisito rilevanza nazionale. E' su SportsIllustrated, su Espn, su Draftexpress.
Lo riconoscete per i dreadlocks e per l'energia in campo.
La mamma, affetta di lupus, è lesbica.
Lo paragonano a Dennis Rodman, e in effetti i pregi sono simili, così come i difetti (cercasi jumper disperatamente).
Al prossimo draft probabilmente sentiremo chiamare il suo nome. Difficile sia Stern a farlo, più probabile sia uno dei primi ad inizio secondo giro. Ma per me è già idolo.
martedì 8 febbraio 2011
Turchi montagnari
Ve lo proponiamo non in campo, ma in versione Jimi Hendrix alto 6'9". Complimenti per la chitarra! Signori, Deniz Kilicli:
giovedì 30 dicembre 2010
Cosa ricorderemo di questo 2010
- La Madness più bella degli ultimi anni, da Samhan all'ultimo tiro di Gordon Hayward
- Gli addii a John Wooden e Manute Bol
- Gara-7 raccontata da Gerry
- La buffonata estiva di LeBron, le prime difficoltà e la rapida trasformazione in squadra
- La tripla di Teodosic e le difficoltà di Rubio
- L'idea che a Teramo qualcosa dovesse cambiare
- Millsap che ne fa 11 in 28 secondi
- Dennis Rodman a telefono con la radio mentre una signora succhia "something"
- Il pene di Oden
- Dallas che vince difendendo (lo riscrivo, Dallas che vince difendendo)
- Once Brothers
- Il 30+30 di Kevin Love
- L'ennesima farsa napoletana
- Le schiacciate di Blake Griffin
domenica 18 luglio 2010
Jeremy Lin, in missione per conto di Dio
Jeremy Lin, però, al momento ha scelto la strada del professionismo. Sarà che la sua storia, decisamente poco comune, è sempre stata indirizzata al basket. E che alla fine, al cuore (di papà) non si comanda. Il babbo, infatti, originario di Taiwan, è così maniaco di questo sport che passava le sue ore ad analizzare i videotape dei suoi campioni preferiti per comprendere tutti i segreti del gioco. Il figlioletto ha assimilato, rubando un po' qua e un po' là.
Cristiano devoto, oggetto di cori razzisti (ooooh, ma allora ci sono anche là!) durante le partite, è finito sulle pagine di Time e di Sports Illustrated, diventando un fenomeno di massa. Dopo una partita da 30 punti contro UConn, ESPN gli ha dedicato un bell'articolo. Attenzione però, non parliamo di un fenomeno da baraccone, perché il ragazzo con la palla ci sa fare.
Dopo aver condotto da senior i Crimson a una stagione da 21-7 (16.4 ppg, 4.4 rpg, 4.4 apg, 2.4 spg, 51% dal campo), Lin ha chiuso la sua carriera accademica, guadagnandosi una chiamata al Portsmouth Invitational Tournament, dove ha ben figurato.
Il video della partita contro UConn dà un'idea abbastanza esauriente di quello che è in grado di fare il ragazzo. Comboguard? Può darsi, ma il cervello è da play, e vista l'università di provenienza non poteva essere altrimenti, nonostante una discreta propensione alle palle perse. Molto bravo in campo aperto, sia nel trovare i compagni smarcati che nel chiudere con un'azione personale, spesso concludendo nel traffico dove è quasi sempre (qui si torna al discorso delle palle perse...) in grado di difendere il pallone, trovando un varco nella difesa. A difesa schierata è uno che può creare superiorità numerica battendo l'uomo dal palleggio con un rapido primo passo, indifferentemente a sinistra quanto a destra. Come tiratore dalla distanza non è affidabilissimo, ma può comunque mettere tiri pesanti. La meccanica è particolare, tende a buttare i piedi in avanti e a tirare un po' in fade away.
Difensivamente è molto bravo sulle linee di passaggio, ma il punto interrogativo più grosso riguarda forse il fisico contro avversari decisamente più tosti. L'atletismo invece non manca.
Undrafted, sta giocando la Summer League con i Dallas Mavericks. In una gara poi comunque vinta dai Wizards, la prima scelta del draft 2010 John Wall, che ha comunque disputato una gran partita, se l'è dovuta vedere con lui...
I Mavericks sono stati gli unici a offrirgli un posto in Summer League, anche se lo vedono come un prospetto a medio termine, come ha spiegato lo stesso Lin parlando dell'incontro con Donnie Nelson avuto al PIT:
"He said he loved my game and the way I played and my basketball IQ, but then he said, 'I think you're about one year away from the NBA, so I want you to come play for my D-League team,' " Lin said. "That's how it started. He didn't draft me because he still thought I needed a year to develop, but he wanted me to come play for them, get comfortable with the city, get comfortable with the organization."
Vedremo se si apriranno per lui le porte della NBA, realizzando il sogno di Jeremy e del suo papà. Ai Mavs lo spazio è poco, ma può costituire una valida alternativa a Beaubois e soprattutto apprendere da uno dei migliori playmaker degli ultimi vent'anni.
lunedì 28 giugno 2010
2010 Draft Recap
ATLANTA: Probabilmente il draft rappresenta solo l'inizio di una lunga estate per la franchigia della Georgia che, dopo l'addio a coach Woodson, vedrà quasi sicuramente andare via anche Joe Johnson. Per precauzionarsi, gli Hawks hanno preso Jordan Crawford, giocatore probabilmente più simile all'altro Crawford, Jamal, che hanno in rosa. Mossa che fa pensare che lo stesso Jamal potrebbe fare le valigie a breve.
BOSTON: Decisamente intriganti le mosse dei Celtics, che cercano di puntellare la panchina. Bradley può essere un legittimo cambio per Rondo, mentre è molto affascinante l'ipotesi Harangody. Posto che per me è fatto per l'Europa a causa di un atletismo molto ridotto, l'ex Notre Dame può fornire un buon contributo offensivo dalla panchina, offrendo un'alternativa a Glen Davis e soprattutto sostituendo Scalabrine nei cuori dei tifosi bostoniani.
CHARLOTTE: Draft immobile, almeno alla prova dei fatti, per i Bobcats.
CHICAGO: I Bulls hanno usato la notte del draft per continuare nella loro opera di smaltimento contratti in vista della caccia a LeBron James. A salutare Chicago è stato Kirk Hinrich, autore di un buon finale di stagione, che è volato a Washington insieme alla pick numero 17 in cambio di nulla. Peccato, perché Hinrich fa sempre comodo. L'estate ci dirà se i Bulls hanno fatto bene.
CLEVELAND: Nulla di fatto in casa Cavs, son tutti col fiato sospeso per James.
DALLAS: I Mavs non avevano scelte al primo giro, ma sono riuscita ad ottenerla in cambio di nulla. Dominique Jones è un realizzatore, in grado di raggiungere il ferro con facilità. Ma ad oggi il reparto esterni di Dallas risulta intasato, quindi aspettiamoci l'ennesima estate alla Cuban. Al secondo giro è stato scelto Alabi, poi spedito a Toronto per scelte future. Sarebbe potuto essere utile, ma bisognerà vedere cosa ricaveranno da queste picks.
DENVER: Nulla di fatto anche in casa Nuggets.
DETROIT: I Pistons hanno preso Monroe, giocatore di cui abbiamo parlato in passato. Sul valore del giocatore nulla da dire, aggiunge talento in una front line deficitaria. Restano perplessità sull'approccio un po' soft dell'ex Georgetown, in un reparto che comprende non proprio giocatori di intensità come Villanueva e Wilcox. Vediamo come evolverà il giocatore. Al secondo giro Terrico White è una buona presa per cambiare Stuckey, o anche giocare con lui.
GOLDEN STATE: Pick intrigante, quella di Udoh, che forse avrebbe avuto un senso se effettuata qualche scelta più in basso. Il giocatore ci piace, ma temiamo si perderà nel gulag di Oakland.
HOUSTON: Patrick Patterson rappresenta un'ottima aggiunta nel reparto lunghi dei Rockets, buona presa.
INDIANA: Draft decisamente incomprensibile da parte dei Pacers, che hanno nell'ala Danny Granger il loro miglior giocatore. Di conseguenza, risulta strano vedere Indiana scegliere con la #10 un'altra ala piccola, ossia Paul George, giocatore non di primissimo piano NCAA, le cui quotazioni sono schizzate negli ultimi mesi. George ha sicuramente talento, ma bisognerà verificare la coesistenza con Granger. Ancora più incomprensibile la scelta al secondo giro di Lance Stephenson, giocatore sicuramente interessante e scommessa da fare a quel punto del draft ma - guarda un po' - un altro esterno che ha bisogno di palloni per creare dal palleggio.
L.A. CLIPPERS: La squadra più simpatica di Los Angeles conduce un gran bel draft, mettendo a segno tre colpi intriganti. Aminu va a colmare la lacuna in ala piccola: quest'anno si è visto poco ma già un anno fa aveva mostrato qualcosa di più di flash di atletismo. Canestri di talento, capacità di mettere palla a terra e di arrivare in fondo, quanto di mettere a segno un palleggio, arresto e tiro. Bledsoe può fare la squadra da subito, come utile backup per il Barone. Nel caso il progetto dell'ex Kentucky non andasse a buon fine, ecco arrivare da Oklahoma, e dalle paludi del secondo giro, Willie Warren, che lo scorso anno veniva pronosticato in lottery. Buon realizzatore, ha già giocato con Blake Griffin, che l'anno prossimo sarà a tutti gli effetti uno dei rookie dei Clippes.
L.A. LAKERS: Interessante il draft dei bi-campioni, con due scelte al secondo giro di sicuro talento, ma anche con discreti punti interrogativi. Devin Ebanks magari non entrerà in rotazione, ma diventa una delle alternative in ala; Derrick Caracter è una signora scommessa: lungo di gran talento ma dalla testa disabilitata e dalla tendenza a mettere su chili, starà a Bryant e (soprattutto, se non lascia) coach Zen forgiarlo in primis dal punto di vista dell'approccio mentale al gioco. Se va male, pazienza.
MEMPHIS: Buon draft anche per i Grizzlies. A essere sincero, come detto in sede di pre-draft, Henry lo vedo troppo tiratore, troppo guardia, per rappresentare un'alternativa o un rimpiazzo a Rudy Gay. Probabile che finirà per fare la riserva a Mayo. Grande felicità nel vedere che Vasquez è riuscito a finire nel primo giro, perché lo reputo un signor giocatore, di grande talento e intelligenza cestistica, in grado di dare un po' di playmaking alla squadra.
MIAMI: Tre terze scelte per Miami, che ha ceduto la #18. Pittman deve innanzitutto tenere a bada i chili di troppo, Haslem potrà insegnargli tanto. Varnado è uno stoppatore devastante, e potrebbe essere destinato a prendere il ruolo che finora è stato di Joel Anthony, al momento free agent. Da'Sean Butler è arrivato al secondo giro solo in quanto reduce da un infortunio, può venire fuori qualcosa di valido.
MILWAUKEE: I Bucks hanno puntato su un lungo, Larry Sanders, in grado di dare una mano a Bogut, spesso troppo solo sotto i tabelloni. In quest'ottica si inseriscono anche le scelte di Jerome Jordan e Tiny Gallon, ai quali bisogna aggiungere Hobson. Forse non vedranno mai il campo NBA, ma Milwaukee ha deciso di puntare su ali e centri dopo essersi mossa, nei giorni precedenti al draft, per accaparrarsi Maggette e Douglas-Roberts.
MINNESOTA: Se il 2009 era stato l'anno dei play, per i Timberwolves, questa volta Kahn ha preferito concentrarsi sulle ali piccole. Wesley Johnson piace molto, è in grado di difendere, di andare a rimbalzo, di segnare in penetrazione o da fuori. E' una scelta comprensibile, così come si può capire la volontà di prendere lui e non Cousins, che ha maggiori "red flags". Poi è stato il turno di Luke Babbitt, spedito a Portland assieme a Ryan Gomes in cambio di Webster. E poi Lazar Hayward, abituato a giocare da lungo in NCAA. Piace parecchio, ma è tutto da verificare al piano di sopra. Al secondo giro occhio a Bjelica, che si farà le ossa a Treviso.
NEW JERSEY: Favors è sicuramente una buona presa, e può formare da subito una coppia di lunghi solida a est con Brook Lopez. Damion James è un altro giocatore che piace molto, e anche lui può essere mandato in campo sin dal primo giorno. Poco upside, magari, ma giocatore di talento.
NEW ORLEANS: Un 3 e un 4 per gli Hornets, che hanno preferito puntare sulla quantità piuttosto che sulla qualità, scambiando la #11.
NEW YORK: Aspettando l'estate attesa da anni nella Grande Mela, i Knicks mettono su una presa interessante come quella di Andy Rautins. Folle tiratore, è in grado di far girare una squadra ed è un tentacolare ladro di palloni. Pick meno interessante quella di Fields. E' chiaro, comunque, che nell'estate dei Knicks il draft rappresentava solo una parentesi.
OKLAHOMA CITY: I Thunder avevano bisogno di un centro, e lo hanno trovato. Aldrich dà difesa, rimbalzi, solidità, intimidazione. Era quello di cui avevano bisogno a Oklahoma City. Bledsoe avrebbe rappresentato un'interessante alternativa a Westbrook, ma scambiare una #18 con una futura prima scelta dei Clippers è sempre cosa buona e giusta, vista la tradizione da lottery che hanno sulla sponda sfortunata di Los Angeles.
ORLANDO: Bel draft da parte di Orlando, che ha preso con la #29 un giocatore di prospettiva come Orton. Utilizzato pochissimo a Kentucky, tanto che ci si chiedeva che si fosse dichiarato a fare, avrà tutto il tempo per crescere dietro ad Howard e Gortat. Con la #59, invece, un giocatore un po' più solido come Stanley Robinson, ala piccola dalle grandi capacità atletiche, forse poco tiratore per il sistema di Van Gundy.
PHILADELPHIA: Poco da dire sul draft di Philadelphia. I Sixers sono andati a letto presto, giusto il tempo di prendere con la #2 il miglior giocatore disponibile (e forse il migliore del draft, al momento). Evan Turner rappresenta un'ottima aggiunta nello scacchiere della città dell'amore fraterno, pronto anche ad essere il leader da subito in caso di partenza di Iguodala.
PHOENIX: Rinforzi sotto i tabelloni per i Suns. Lawal è sicuramente più intrigante di Collins, che probabilmente finirà in qualche squadra europea.
PORTLAND: Ultimo giorno di lavoro, ingiustamente, per il GM Kevin Pritchard, che ha regalato le ultime chicche ai Blazers. Luke Babbitt può punire dall'arco ed è arrivato insieme a un giocatore prezioso come Ryan Gomes (che però potrebbe fare nuovamente le valigie). Williams e Johnson vanno a intasare ulteriormente l'affollato reparto guardie di Portland, in attesa di capire cosa farà Fernandez.
SACRAMENTO: I Kings incassano con la #5 un potenziale crack come DeMarcus Cousins. Sta ora a loro forgiarlo come persona e come giocatore. Se tutto andrà liscio, il rischio è quello di trovarsi un all star. Se qualcosa andrà storto, Sacramento ha pronta un'altra scommessa, ossia Hassan Whiteside, a lungo oggetto misterioso di questo draft, accreditato anche di una scelta in lottery. E' finito al secondo giro, vedremo se sarà solo una polizza assicurativa o qualcosa di più.
SAN ANTONIO: James Anderson è un signor realizzatore, ma ha toppato il torneo NCAA (breve e sotto le attese) ha suscitato qualche perplessità. In ogni caso, Popovich saprà come forgiarlo, e a San Antonio dovrà dare il suo contributo nel sistema, non dovendo prendersi troppe responsabilità ma facendo quello che gli sarà richiesto. In quest'ottica, è la solita - e solida - presa da parte degli Spurs.
TORONTO: Sono stato un ammiratore del primo Ed Davis, ma guardandolo con maggiore attenzione il mio entusiasmo nei suoi confronti è calato drasticamente. Mi sembra il classico giocatore di cui ti innamori vedendone un'azione, ma poi lo osservi con maggiore attenzione e saltano fuori tutti i ma e i però del caso. La stessa coesistenza con Bargnani può apparire rischiosa, soprattutto dal punto di vista della solidità, della sfrontatezza e della tenuta mentale. Ci si potrebbe trovare davanti a una coppia di "e se...?", cioè due giocatori ai quali manca qualche centesimo per fare il proverbiale dollaro. Al secondo giro arriva Solomon Alabi, altro lungo che non eccelle per completezza, ma che può dare un discreto contributo offensivo. Con la #50 potrebbe essere una buona presa.
UTAH: Diciamo solo che ci fa enormemente piacere vedere Gordon Hayward al servizio di Sloan.
WASHINGTON: Tre scelte al primo giro per i Wizards. La prima, ovvia e scontata. Le altre due da verificare. Ma che sembrano positive. Seraphin arriva con la scelta presa dai Bulls assieme ad Hinrich (che farà a tutti gli effetti la SG, dando però il fosforo che manca a Wall e Arenas): con il francese a Washington sperano di aver trovato un nuovo Ibaka. Booker è un giocatore che mi piace molto, perché è un buon rimbalzista, è intelligente, sa passare la palla. Sa giocare a basket, insomma. Undersized, ma nel nulla di Washington può dire la sua.
venerdì 25 giugno 2010
Commenti al Draft
Danny Orton e Hassan Whiteside sono precipitati: del primo ho saputo che ha fatto tutto quello che un giocatore non dovrebbe fare prima del draft, del secondo penso che abbia pagato le sue dichiarazioni immature.
Rautins a New York può essere un furto, Pierfrancesco permettendo. Jarvis Varnado ottimo alla 41, Minnesota comunque prende il suo giocatore di post con Paulao Prestes. Gli Spurs scommettono sull'inglese Ryan Richards e, purtroppo, forse anche i Lakers potrebbero aver preso bene con Caracter.
mercoledì 23 giugno 2010
Il draft di Poetry in motion
Questo non ci ha impedito di fare una versione originalissima (se non avete mai letto ESPN) del draft. Quello che leggerete non è un mock vero e proprio. Bensì io (in rosso) e il mio socio Dis/Impegno (in blu) ci improvviseremo GM (se lo fa Chris Wallace, perché noi no) e di volta in volta faremo la pick che più ci piace Con tanto di eventuale replica dell'altro. Buona lettura!
1.
Allora, probabilmente la mia prima mossa come GM dei Wizards sarebbe quella di rassegnare le mie dimissioni. Comunque ho la fortuna di scegliere alla 1 e per forza di cose vado su Wall. A dire il vero qualche red flag a mio avviso c'è: poco tiro da fuori, letture non sempre corrette. Effettivamente avendo già Arenas la convivenza non sembra delle più facili, però con quei due lì dietro il talento è parecchio. Serve necessariamente un back-up ragionatore e difensore, e lo spazio salariale per attirare qualche FA di medio livello c'è. E poi si vede a giugno prossimo.
11.
Bene, passiamo agli Hornets... Bel casino. Non so se riusciranno a convincere Paul a rimanere. Fortunatamente per loro, l'ultimo draft ha portato belle soddisfazioni, con Collison e Thornton in rampa di lancio. A questo punto, essendo libero e fidandomi poco di Okafor, io vado su Cole Aldrich, che con West si accoppierebbe benissimo (che brutta immagine...) e darebbe profondità al settore lunghi. Ma mi sa che corriamo il rischio di trovarci a vestire i panni del GM degli Hornets per vari anni...
12.
Ecco quindi il tabellone finale...
2) SIXERS: Evan Turner
3) NETS: Wesley Johnson
4) TIMBERWOLVES: Derrick Favors
5) KINGS: DeMarcus Cousins
6) WARRIORS: Greg Monroe
7) PISTONS: Ekpe Udoh
8) CLIPPERS: Al-Farouq Aminu
9) JAZZ: Paul George
10) PACERS: Ed Davis
11) HORNETS: Cole Aldrich
12) GRIZZLIES: Xavier Henry
13) RAPTORS: Gordon Hayward
14) ROCKETS: Patrick Patterson
Best of the rest: draft profondo, anche al secondo giro si potrà pescare bella roba. Un po' di pupilli che speriamo possano fare bella figura: Damion James (Texas), Dominique Jones (South Florida), Greivis Vasquez (Maryland), James Anderson (Oklahoma State), Jarvis Varnado (Mississippi State), Trevor Booker (Clemson), Lazar Hayward (Marquette).
Tanta curiosità anche su Jordan Crawford, Solomon Alabi, Stanley Robinson, Luke Harangody (Europa! Europa! Europa!), Dexter Pittman e quella testa calda di Derrick Caracter. E ovviamente Samhan!
sabato 5 giugno 2010
Dieci minuti di silenzio
martedì 6 aprile 2010
In un mondo perfetto...
In un mondo ideale forse questo tiro, scagliato a fil di sirena e terminato beffardamente sul ferro, sarebbe entrato, e la piccola Butler avrebbe vinto, contro ogni aspettativa, il titolo Ncaa. Poiché questo non è il mondo ideale, ma resta comunque il migliore che abbiamo a portata di mano, consoliamoci nel riguardare mentalmente la bella cavalcata dei Bulldogs, compreso il tiro da centrocampo di Hayward.
Vince Duke, l'unica delle grandi che non era caduta anzitempo, e probabilmente l'unica squadra che in questo Torneo non aveva mai mostrato segni di cedimento. Merito di un tabellone sostanzialmente generoso, vero, ma abbiamo visto in queste settimane come ogni gara nascondesse parecchie insidie. Vero, Kansas?
Vince Duke, dicevamo, e lo fa con merito. Squadra di college se ce n'è una, senza grandi prospetti Nba ma frutto di programmazione, fatica e tante ginocchia piegate in difesa. I Blue Devils non mi son simpatici, ma onore a loro e onore a coach K.
E adesso subentrerà il dispiacere per dover rimanere tanti mesi senza il college basket.
lunedì 22 marzo 2010
Quando Tark ne schierò sei
Per chi sa l'inglese e preferisce affidarsi a qualcuno di serio, il link è questo http://www.lasvegassun.com/blogs/shark-bytes/2010/mar/03/game-i-started-six-players/ .
Altrimenti, beccatevi la mia versione, con tanto di esempi per far comprendere un po' di cose anche ai semplici curiosi oppure agli amanti di quel gioco dove puoi fare 5 passi prima di schiacciare urlando.
Jerry Tarkanian, leggendario coach, racconta di quando, nel 1991, a UNLV decise di schierare sei seniors nel quintetto base.
Ora, uomini capitati su questo blog in cerca di tette e culi, capisco la vostra incredulità. Come si fa a mettere sei giocatori in un quintetto base? Semplice, non si può.
Nelle gare di college esiste la cosiddetta "senior night", ossia l'ultima gara interna dell'anno, che vuol dire l'ultima partita giocata dai seniors, i giocatori che concludono gli studi, davanti al proprio pubblico e ai propri compagni di corso. In queste occasioni, è uso comune da parte dei coach tributare i seniors inserendoli nel quintetto base. Quell'anno, Tarkanian aveva un problema: sei seniors. Sfiga, si gioca in cinque.
A quel punto, scatta quel genio che distingue i grandi coach dal primo Piero Bucchi**** che passa. Al momento della palla a due, Tarkanian li schiera tutti e sei, beccandosi ovviamente un fallo tecnico. Ma non importa. Bisognava tributare i seniors.
* Frase inutile ai fini del post, messa lì solo per incrementare le visite. Sì, sono stronzo, ma da quando ho visto che su drunkside arrivano tutti ricercando "vera farmiga culo"**, parole che compaiono nella ricensione di Up in the air, ho deciso che posso approfittare di questa manica di pervertiti***
** non è il suo, ha usato una controfigura.
*** Te compreso.
**** lo so. Ma non ho resistito.
La rivincita dei nerds
Cornell proviene dall'Ivy League, una conference dove il basket è un di più, frequentata da mostri sacri a livello accademico come Princeton, Harvard, Yale.
E questo si riflette nel gioco dei Big Red: innanzitutto in un quintetto composto prevalentemente da bianchi, spesso dotati di fisico da ragioniere. Difficile vedere persone che mostrino i muscoli alle telecamere dopo una schiacciata, insomma. E, non potendo disporre di chissà quali doti atletiche, ci si affida ai fondamentali e all'esecuzione dei giochi.
La vittoria contro Temple poteva rappresentare una bella soddisfazione, ma la gara contro Wisconsin è stata una incredibile dimostrazione di forza. Contro una delle migliori difese della nazione, che generalmente concede sui 50 punti a partita agli avversari, i Big Red hanno segnato 43 punti solo nel primo tempo, e hanno chiuso a 87, tirando con il 61% dal campo e il 51% da 3. Un clinic offensivo.
Una squadra bella da vedere, in grado di variare un attacco che spesso passa per le mani di Jeff Foote. Centro di 7 piedi, è il terzo miglior assistman di Cornell, e nella gara di questa sera è stato il miglior passatore dei suoi. Riceve spesso in punta o in ala, e i suoi compagni di squadra tagliano a pochi centimetri da lui, come dei ragazzini che correndo sfiorano un grosso albero per raccogliere una mela. A quel punto, è lui a decidere quale taglio lo convince di più, con un passaggio consegnato che di fatto inizia e spesso fa terminare, con un tiro facile, l'azione. In alcuni casi, non c'è neanche bisogno di rifletterci su, e si opta per un rapido dai e vai che manda il compagno di squadra dritto a canestro.
A trarne i frutti è soprattutto Ryan Wittman, figlio d'arte: il papà è stato campione NCAA con gli Indiana Hoosiers e ha avuto una discreta carriera Nba da gocatore (Atlanta, Indiana, Sacramento) e una rivedibile da allenatore. Ryan ha una mano mortifera, può segnare da ogni distanza e posizione, anche se le sue conclusioni preferite sono dopo aver ricevuto il pallone in posizione centrale (da 3) o con un arresto e tiro frontale dai 5 metri.
In una squadra dove comunque è difficile parlare dei singoli, due parole anche su Louis Dale, unico nero ad avere ampio minutaggio, in grado di portare imprevedibilità all'attacco di Cornell. 12 punti di media in stagione, nelle prime due gare ha segnato 21 e 26 punti.
Alle Sweet Sixteen Cornell affronterà Kentucky, che dopo l'eliminazione di Kansas è da considerarsi la favorita. I Wildcats sono atletici e giocano un basket decisamente agli antipodi, basato sul talento dei singoli.
Sulla carta pronostico chiuso, ma...
Post dedicato a ndru, cornelliano fino al midollo.
domenica 21 marzo 2010
Omar Samhan e il vento d'Oriente
Nella giornata in cui Ali Farokhmanesh, di chiare origini iraniane, elimina con una tripla al limite dell'insensato la favorita Kansas, mandando i bracket di mezzo mondo a puttane che manco Palazzo Grazioli, un altro ragazzone, di origini egiziane, sale alla ribalta della cronaca.
Si tratta di Omar Samhan, pivot di Saint Mary's, che con una prestazione da incorniciare (32 punti e 7 rimbalzi con 13/16 al tiro) elimina la ben più quotata Villanova, due giorni dopo aver fatto fuori Richmond con un simpatico 29+12.
Samhan, uno dei due soli giocatori in stagione ad aver chiuso con almeno 20 punti e 10 rimbalzi (l'altro è Artsiom Parakhouski di Radford, so che eravate ansiosi di saperlo), è un centro classico, di quelli che con espressione abusata potremmo definire "di vecchia scuola". Due metri e dieci, non è atletico, non ha un tiro in sospensione affidabile dai 4 metri. Insomma, è un centro. Ma che centro!
Saint Mary's crea le spaziature adeguate a metterlo nelle condizioni migliori per colpire, facendolo ricevere in post tanto alla destra quanto alla sinistra del canestro. A questo punto si può tanto andare verso il centro - magari dopo un palleggio, perché comunque mettere palla a terra non gli dispiace -, e affidarsi a gancio e semigancio, quanto aggirare furbescamente il difensore, scivolando sulla linea di fondo e lasciando andare un sottomano anche rovesciato.
Sono due le cose che lasciano sorpresi: la capacità di adattarsi alle reazioni del difensore (o dei difensori, vedi i raddoppi di Villanova sul finire di gara), con finte, cambi di direzione, facendosi spazio; e un'insospettabile rapidità nel girare sul perno e scivolare alle spalle del difensore.
Parlo di insospettabile rapidità perché uno dei suoi limiti è appunto questo. E lo si vede nelle (rare) occasioni in cui viene coinvolto in un pick and roll. Ne risente chiaramente, i suoi movimenti sono meno fluidi e sicuri, e può capitare che gli sfugga il pallone da mano sulla ricezione, oppure che il difensore riesca rapidamente a tornare su di lui, costringendolo a cambiare i piani d'azione. E sarà interessante vedere come farà a tenere alto il suo rendimento in un basket, quello professionistico, dove il pick and roll è diventata la prima, la seconda e la terza opzione di gioco.
venerdì 19 marzo 2010
Ricapitolando
Se volete sapere perché amo il Torneo NCAA, beh, questa prima giornata di partite vi ha dato la risposta.
lunedì 15 marzo 2010
Bracketology
Equilibrio, probabilmente. Le favorite probabilmente sono le due K, ossia Kansas e Kentucky. Ma dietro c'è parecchia incertezza, e vari punti interrogativi sui quali soffermarsi. Interrogativi che - come vedremo - riguardano anche le due favorite di cui sopra.
Midwest
Kansas, dicevamo. I Jayhawks sulla carta hanno tutto quello che serve per poter vincere il Torneo. Grandi realizzatori (Collins e Henry), una presenza dominante in post (Aldrich con la sua difesa, peccato per quella faccia da marine che lo rende a pelle poco simpatico), un play utile come Taylor e comprimari di talento in grado di mettere punti a tabellone come i gemelli Morris. Tutto facile? Tutt'altro. Il percorso potrebbe rivelarsi complicato già dalle Sweet Sixteen a causa di accoppiamenti per niente semplici. Diciamo che se Kansas arriverà in fondo se lo sarà davvero meritato.
E quali sono gli ostacoli? C'è la Michigan State di Tom Izzo, vicecampione uscente, magari meno pericolosa ma capace di stritolarti col suo gioco. Ci potrebbe essere Georgetown, squadra uterina (le signorine ci perdoneranno il termine) se ce n'è una, ma che ha chiuso in crescendo la stagione. Evito di parlare del solito Monroe e allora due parole su Austin Freeman, realizzatore dal fondoschiena ingombrante, capace di colpire tanto da fuori quanto travolgendo gli avversari oppure tagliando sulla linea di fondo. Ma probabilmente l'ago della bilancia sarà la point guard Chris Wright, che personalmente non piace.
E poi c'è Ohio State, con il figliol prodigo Evan Turner che nel torneo di conference ha fatto brillare gli occhi a tifosi, appassionati e soprattutto scout NBA evidenziando ancora di più un repertorio completo condito anche da consistenti coglioni, come dimostrano alcuni canestri decisivi nei minuti finali.
Ah, e poi ci sarebbe questa cosetta.
A margine, già il primo turno sarà possibile assistere a una interessantissima Oklahoma State-Georgia Tech.
West
Ok, qua le cose son diverse. Diciamo che fino a una settimana fa avrei detto che Syracuse se la sarebbe giocata senza troppi problemi. Ma l'infortunio di Onuaku nel torneo della Big East potrebbe compromettere il cammino degli Orange, che si trovano a dover fare a meno di una presenza-armadio fondamentale nella zona per intimidazione e capacità di occupare gli spazi. Dovesse tornare, e dovesse farlo in condizioni decenti, allora le possibilità aumenteranno, altrimenti la loro corsa potrebbe fermarsi prima, magari alle Elite Eight dove una Kansas State potrebbe fare la voce grossa. Ma i problemi potrebbero iniziare ad esserci già al secondo turno, nel caso Florida State (e Solomon Alabi, soprattutto) dovesse fare capolino tra le teste degli Orange.
Occhi puntati su Gordon Hayward di Butler, giocatore di rara intelligenza. Ma l'esordio non sarà dei più facili contro UTEP e quel decerebrato di Derrick Caracter. I Bulldogs non perdono da dicembre e dovessero andare avanti potrebbero essere loro a dar fastidio, eventualmente, a Syracuse, con i tiratori. Altro pupillo è Jeffery Taylor, lo svedese volante di Vanderbilt, che dovrà vedersela contro Murray State (che ha chiuso la stagione 30-4). Personalmente ai vostri affezionati bloggers quest'edizione di Vandy piace, con il già citato Taylor, Jermaine Beal e Ogilvy. Non sarà facile però.
East
Wall, Bledsoe, Patterson, Cousins. Almeno tre di questi nomi tra qualche mese andranno a stringere la mano a David Stern. Chi per primo, chi molto presto, chi con un po' più di calma. Per Bledsoe, a meno di grandissimi exploit coronati magari dal taglio della retina, si tratterà di aspettare un altro annetto. Kentucky è forte, Kentucky corre, Kentucky fa paura. Ma ha dimostrato di non essere imbattibile. Se fatti giocare a ritmi più lenti, congestionandogli gli spazi, emergono i loro limiti. Quelli di un Cousins che fa grandissimi progressi ma è ancora da sgrezzare, quelli dello stesso Wall il cui tiro va e viene (vedi minuti finali della finale del torneo di conference) e le cui scelte non sono sempre così affidabili.
Per i ragazzi di Calipari le insidie arrivano subito, già al secondo turno, quando dovranno vedersela con Texas o Wake Forest, due delle grandi deluse. I Longhorns avevano iniziato l'anno con 17 vittorie di fila per poi sgonfiarsi. WFU ha chiuso malissimo. Ma in una gara singola possono giocarsela. Al turno successivo potrebbero arrivare squadre in grado di rallentare il ritmo, come Temple o Wisconsin, che ha i giocatori - Trevon Hughes su tutti - per provare a rallentare la dribble drive motion.
Altrimenti, il pericolo potrebbe arrivare da West Virginia, squadra in forte crescita. Da segnalare anche Marquette-Washington alla prima, con i campioni della Pac-10 sulla carta sfavoriti, ma i Golden Eagles son squadra umorale...
Di Trevor Booker (Clemson) abbiamo già detto qualcosa in un post precedente.
South
Alla fine Duke è riuscita ad ottenere il seed #1. Giusto così, la loro stagione è stata ottima, ma in ottica torneo c'è sempre qualche "però" che limita le loro chances. Sarà il vedere tanti giocatori bianchi e di sistema tutti assieme. Personalmente, credo che le speranze dei Blue Devils passino - più che dall'ottimo Scheyer - da Kyle Singler.
Anche in questo caso, l'insidia arriva già al secondo turno, dove ci sarà una tra California e Louisville. I Pitino boys, soprattutto, costituiscono la mina vagante per eccellenza, in grado di vincere con chiunque, come dimostrano le due vittorie in stagione contro Syracuse, ma anche di suicidarsi al turno successivo. Purdue sarebbe potuta essere un'avversaria di alto livello ma la perdita di Hummel si farà sentire, se non è già avvenuto in occasione della recente batosta contro Minnesota.
Occhio a Baylor, che quando riesce a correre ha discrete frecce al proprio arco, dal backcourt formato da Carter e Dunn all'ala Ekpe Udoh.
martedì 9 marzo 2010
Madness is coming…
La regular season NCAA si è ormai conclusa, inizia la settimana dei tornei di conference e si va verso un veloce avvicinamento al Torneo. Prima di iniziare con il gran ballo, è giusto soffermarsi un po’ sui più e i meno della stagione finora svolta. Almeno per quanto ho potuto vedere io, perché ad esempio mi sarebbe piaciuto parlare di South Florida o di Oklahoma State, ma st’anno le ho bucate
Miglior giocatore: al 99% sarà John Wall la prima scelta al draft del prossimo anno, ma è difficile levarmi dalla tastiera il nome di Evan Turner come miglior giocatore dell’anno. I suoi Buckeyes hanno chiuso la Big Ten al comando, seppure in coabitazione, e il ragazzo da Chicago ha saputo riprendersi alla grande dal brutto infortunio dello scorso dicembre, saltando solamente sei gare (record di Ohio State in sua assenza: 3-3. Coff coff…). Con lui la tripla doppia è sempre dietro l’angolo. Probabilmente al piano di sopra non potrà avere lo stesso impatto, c’è da migliorare al tiro, ma è un giocatore di enorme intelligenza cestistica.
Miglior difensore: magari non sarà il migliore, visto che la stoppata non è sempre sinonimo di difesa, ma con questa veloce Jarvis Varnado è diventato il miglior stoppatore di sempre della NCAA. Nelle ultime tre stagioni ha sempre sfiorato le cinque stoppate di media a partita.
Most Improved Player: Di Greg Monroe abbiamo parlato ampiamente qua. Ora ci limitiamo a dire che ha fatto i progressi che speravamo facesse. E può ancora migliorare!
Best Freshman: John Wall, e che ne parliamo a fare.
Pupilli dell’anno: oltre a Turner, a momento direi Trevor Booker di Clemson, grosso ma con due piedi rapidi, in grado di colpire tanto dall’arco quanto in post, ottimo rimbalzista, buono stoppatore e ci metterei anche una discreta intelligenza cestistica. Legge i raddoppi, spiega ai compagni dove piazzarsi, sa trovare l’uomo libero quando viene raddoppiato. Gordon Hayward. A vederlo non gli daresti due lire a sto ragazzino bianco. Invece è un grandissimo rimbalzista per ruolo e stazza ed ha una testa grande così. Le ambizioni di Butler passano da lui. Trevon Hughes: piace perché è il miglior difensore e contemporaneamente il miglior realizzatore della squadra.
Occhio a: Jeffery Taylor, lo svedese di Vanderbilt. Mi son stupito nel vederlo tanto in alto nei mock draft. A me piace tanto perché è atletico, bravo in campo aperto, ed è un ottimo rimbalzista. Ma mi sembra esagerato vederlo in lottery. Comunque, piace. Trey Thompkins di Georgia, 6-9 che ha la mano per colpire da fuori. Bei movimenti offensivi, in post o con un efficace giro e tiro, però non sembra potentissimo e molto atletico, infatti è rimbalzista discreto ma non eccezionale. Vedremo come andrà nei prossimi anni.
Fatti per l’Europa: Talor Battle di Penn State, point guard realizzatrice dotata di un velocissimo arresto e tiro. Segna da 3 anche da casa sua. Greivis Vasquez. Jermaine Beal, che tanto piace al mio co-blogger.
Best team: dunque, perdi Jonny Flynn, Eric Devendorf e Paul Harris, e chiudi al primo posto nella conference più difficile? Syracuse ha giocato una regular season formidabile, con una striscia di 11 vittorie consecutive tra gennaio e febbraio, interrotta dalla sconfitta contro Louisville. Cardinals che hanno battuto di nuovo gli Orange proprio all’ultima gara. Le chiavi di questi risultati? Andy Rautins, leader non troppo silenzioso di questa squadra: non un giocatore monodimensionale, ma una guardia in grado di far girare la squadra e mordere tanto in difesa. Difesa, ecco. La zona 2-3 di Boeheim è difficile da perforare, perché son grossi e contemporaneamente rapidi di piedi. Wesley Johnson, uno che non dovrà aspettare molto per sentire pronunciato il suo nome al prossimo draft.
Sorprese e belle realtà: La coppia di lunghi di Florida State. Temevo che Solomon Alabi fosse giocatore da tenere in considerazione solo per l’altezza e per un contributo difensivo inevitabile, con quelle braccia lunghissime. Invece il nigeriano è più avanti di quanto pensassi in attacco, dove va prevalentemente di gancio e semigancio. Inoltre sta iniziando a sviluppare un interessante giro e tiro che sarebbe difficile da marcare. Siamo ancora indietro ma non a livelli Thabeetiani, occhio. Il suo compagno di reparto, Chris Singleton, è un 6-9 che ama tirare da fuori. In attacco si fossilizza un po’ sul jumper ma con Alabi che riempie l’area avere uno in grado di giocare fronte a canestro è cosa buona e giusta. In difesa piedi rapidi che lo portano a uscire rapidamente sul perimetro. L’anno prossimo potrebbero creare grossi problemi, ma probabilmente Alabi proverà la carta draft. La Big East, come detto, si dimostra conference di altissimo livello. Nota di merito a Tennessee, che ha saputo rispondere alla grande alla perdita di Tyler Smith.
Rimandati: Damion James ha giocato una stagione solida ma è calato insieme a Texas nella seconda parte di stagione. Lance Stephenson: il talento c’è ma effettivamente si sperava di meglio. I Bearcats hanno toppato, e lui probabilmente soffre in un sistema che punta a contenere i ritmi e a tenere il punteggio basso. Probabilmente l’Nba, con spazi maggiori, è più adatta a lui, ma io un altro annetto me lo farei. E non necessariamente a Cincinnati. Louisville è ancora più lunatica dello scorso anno, quando però aveva molto più talento. In grado di perdere contro Seton Hall e St. John’s, ma anche di battere due volte Syracuse. Mina vagante se ce n’è una.Luke Harangody continua a mettere su cifre clamorose, ma intanto se Notre Dame andrà all’NCAA lo farà grazie alla serie di vittorie ottenute senza di lui.
Delusioni: North Carolina. Certo, hanno perso mezza squadra, ma una schifezza simile, incarnata alla perfezione dal -32 con Duke, non era immaginabile. E il simbolo è Ed Davis, che prima di infortunarsi aveva destato qualche perplessità di troppo. La Pac-10, che paga il numeroso materiale da draft cacciato negli ultimi anni.
Come dite? E’ finito il pezzo e non ho detto neanche una parola su Kansas e Kentucky? Oh, ma c’è tempo… marzo è appena iniziato!
sabato 27 febbraio 2010
Samardo Samuels
Samardo Samuels, dunque, pivot di Louisville al secondo anno. Un giocatore che l’anno scorso, con una edizione dei Cardinals fortariella, mostrò dei discreti lampi di classe, pur evidenziando che c’era ancora parecchio da affinare. Quest’anno, con maggiori responsabilità, sta confermando pregi e difetti visti nella sua prima stagione al college. Espn parla di un’altezza di 6-9, a me sinceramente sembra più basso. Detto questo, può considerarsi un ottimo realizzatore di post. Oltretutto, è un voracissimo rimbalzista offensivo, e questo gli permette di aggiungere altri punti a tabellone e di ottenere spesso contatti che lo mandano in lunetta, dove non se la cava benissimo ma neanche in maniera disastrosa (70% quest’anno, essenzialmente quando ne tira molti sembra segnare parecchio: 11/15 contro Morgan State, 11/12 contro Oral Roberts, 13/13 contro Villanova, 16/19 nella gara contro Notre Dame). E’ grosso, prende bene posizione e cerca di colpire generalmente ricevendo in post e lasciando andare un semigancio destro oppure assestando una bella culata al difensore per avvicinarsi e concludere in sottomano. Il problema è appunto quello dell’altezza, unito a un’esplosività da rivedere, che non sembra metterlo in condizione di battagliare contro i lunghi Nba.
Anche in difesa è croce e delizia. Gli spostamenti laterali sono di buon livello, ma è incredibile come alla sua presenza a rimbalzo d’attacco (3.2 di media) si accompagni una deleteria inconsistenza sotto il proprio tabellone (3.9 a partita quest’anno, nella stagione precedente prese addirittura più rimbalzi in attacco che in difesa!).
Prospetto interessante, ma in ottica Nba c’è da lavorare parecchio. Al momento potrebbe essere una solida scelta al secondo giro.
lunedì 8 febbraio 2010
Greg Monroe
“Shawn (Taggart, ndV), quando Greg riceve in quella posizione ti conviene avvicinarti un po’ che l’assist è dietro l’angolo…”
Quest’anno non sto riuscendo a seguire il college basketball quanto vorrei, anche a causa della mia consueta pigrizia che ci mette il suo. In altri casi è mancanza di tempo, in altri è che - per quanto mi possa piacere vedermi una partitella di sti giovinotti - ammetto che a volte preferisco fare altro.
Detto questo, nella serata di sabato ho avuto modo di gettare un po’ l’occhio su Georgetown-Villanova, e di riguardare Greg Monroe all’opera. Il lungo degli Hoyas sta disputando un’ottima stagione, con 15 punti, 9.6 rimbalzi e 1.7 stoppate di media. Eppure i mock lo mettono dietro a giocatori molto più acerbi come Ed Davis e Derrick Favors. Come mai?
Mancino, 6-11 con braccia lunghissime che gli permettono di essere fastidiosissimo in aiuto, Monroe ha un raggio di tiro ampio, sa giocare il pick and roll e nonostante l’altezza può anche mettere palla a terra per battere il marcatore più lento.Ma soprattutto è un passatore formidabile. Sono tre gli assist di media per il ragazzo (secondo di squadra), che quando riceve palla in post alto è abilissimo nel servire i tagli dei compagni e nel far girare la Princeton offense di coach John Thompson III.
Insomma, ricapitoliamo: dimensione interna ed anche esterna, diciamo fino ai cinque metri siam tranquilli. A dire il vero il jumper quest’anno va e viene. Ai liberi è una macchina. Stoppa. Mani morbide. La passa divinamente. Siamo a quasi dieci rimbalzi di media… Cosa c’è che non va?Parte delle perplessità viene probabilmente dalla scarsa esplosività di cui gode Greg. Non è un atleta di prim’ordine, è anche piuttosto longilineo, e soprattutto non sempre sembra aggressivo. Da freshman non ha convinto a pieno come rimbalzista: quattro doppie doppie e un high di 11 rodmans. Quest’anno i progressi sono sotto gli occhi di tutti. Le partite con almeno 10 punti e 10 rimbalzi sono già raddoppiate, e sarebbero potute essere di più se non fosse stato per un paio di gare offensive sballate. Contro Harvard (vabbè…) e nella prima gara di questa stagione con Villanova ha portato il suo high di rimbalzi a 16.
Lo scorso anno Georgetown è crollata a metà stagione, dopo un’inizio eccezionale, e lui - che, va detto, era solo un freshman - non ha dato segnali di reazione sperati. Le perplessità maggiori sono sulle sue possibilità di andare a sbattere ripetutamente contro i corpaccioni Nba. Diamo un’occhiata ad alcune shot charts che ci possono aiutare a comprendere il suo gioco offensivo.
Contro Pitt, squadra più fisica, la maggior parte delle sue conclusioni sono tiri in sospensione dai 3-4 metri. Interessante notare come vengano comunque quasi tutti dalla zona pitturata, fronte a canestro e perpendicolarmente.
Il rischio è appunto questo, che Monroe non riesca (e non voglia) giocarsela fisicamente, e tenda ad accontentarsi dei jumper.