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giovedì 3 gennaio 2013

Caro 2013

Caro 2013,
ci aspettiamo molte cose da te. Quello appena passato è stato un anno particolare. L'anno di LeBron James, innanzitutto, che in pochi mesi ha vinto il suo primo anello e si è portato a casa anche l'oro olimpico. L'anno in cui la Nazionale ha convinto in seguito ad una incredibile estate di successi. La Linsanity. L'anno della fine del ciclo di Siena e della possibile apertura di uno nuovo. E un sacco di altra robetta, bella e brutta.


Cosa ti chiediamo, caro 2013?
1) LeBron è fortissimo e tutto quello che vuoi tu, però non sarebbe male che a vincere il titolo quest'anno sia la squadra di quel ragazzo che sta facendo una stagione da 28 punti di media tirando con percentuali superiori al 50% da 2, il 40% da 3 e il 90% ai liberi. Insomma, è arrivato il momento di Kevin Durant, no?
2) In tema Oklahoma City, non è che potresti iniziare a sollecitare qualche tuo collega (tipo il 2014, il 2015) per il ritorno della NBA a Seattle? No, perché le tre puntate di Buffa che parlava del basketball nella città della pioggia mi hanno strappato il cuore.
3) Restituiscici un Derrick Rose sano e magari vincente. Il futuro della lega passa da lui. Poi, se ti avanza un po' di salute da elargire, ci sarebbe sempre quel ragazzo... eh, quello che giocava a Portland... sì, ora è a Minneapolis, si chiama Brandon, ha provato a rientrare ma ora è di nuovo fermo.
4) Non ti chiedo di levare qualche anno dalla carta di identità di Tim Duncan, perché magari non sarebbe la stessa cosa. Ma preservalo perché possa ritirarsi all'età di Dikembe Mutombo.
5) Non ti chiedo neanche una squadra di basket a Napoli, perché le ultime che mi hanno portato i tuoi colleghi (sì, l'eredità dei governi precedenti...) si sono rotte subito. Mettiamola così: portamela solamente se ha una garanzia di 7 anni, tipo le auto. 
6) Già che ci sei, ti dispiacerebbe fare in modo che si decida cosa fare con un basket italiano sempre più morente? Quest'estate sono scomparse tante squadre, e dei tre campionati principali due te li sei ritrovati già monchi (LegaDue a 15 e DNA a 18, ma sulla carta dovevano essere 20). Invece di riformare i campionati, non è il caso di riformare proprio uno sport che è alla canna del gas? Magari a partire dagli uomini. Ti suggerisco due nomi: Mario Boni e Gianmarco Pozzecco. Sono sempre state due teste calde, ma hanno idee ed ognuno di loro, nel proprio settore, sta dimostrando di poter fare di più di tanti giganti buoni. Io scorro l'elenco dei candidati al Consiglio Federale e vedo sempre gli stessi nomi...
7) E' l'anno degli Europei: preserva Gigi Datome, Achille Polonara, Daniel Hackett.
8) Fa che Milano continui ad essere Milano anche quest'anno, con i suoi ingaggi stellari e i dodici cambi in corsa. Sennò come ci divertiamo?
9) Non sarebbe bello rivedere gli Hoosiers vincere il titolo NCAA?
10) Un'ultima cortesia: inverti questo trend per il quale l'informazione cestistica italiana assomiglia sempre di più a quella calcistica. Noi appassionati siamo per gli approfondimenti, le analisi fatte davanti ad una birra o a un piatto di pasta, magari con un po' di ironia. I finti scoop urlati lasciamoli ad altri.

martedì 6 settembre 2011

Cronache dagli Europei


1/9/2011

ore 14:00 – devo riordinare le idee e procedere con ordine, perché dal viaggio di ieri ad ora di cose da raccontare ce ne sono. Quindi procedo con ordine e inizio a dare le coordinate spazio-temporali del mio racconto. I protagonisti siamo io, che vi scrivo, e Simone, che talvolta sarà chiamato “La Meravigliosa” per via della sua classe cestistica cristallina ed una certa affinità con Francesca Zara.
Vi scrivo della fan-zone adiacente all’Arena di Siauliai, dove sta per iniziare la seconda giornata del girone B di Eurobasket, che vede coinvolti i nostri azzurri. La mia cronaca, però, parte da ieri (31/8), giorno in cui La Meravigliosa ed io abbiamo lasciato Riga per far volta a Siauliai, appunto (pronuncia Scioulè).
Il viaggio accade in un minibus da 16 posti. Simone ed io, seduti in ultima fila come i fighi delle gite scolastiche, abbiamo scambiato quattro chiacchiere in inglese surreale con un lituano che apprezzava troppo il Balsamo Nero, 45 gradi di amore amaro.
Le strade baltiche sono pessime e gli autisti piuttosto allegri.
Arriviamo a Siauliai alle 19:50, in orario, e raggiungiamo in taxi il fan camp, campeggio provvisorio allestito per accogliere i tifosi. La cosa è gestita da volontari (e volontarie) molto gentili. Sbrigate le formalità dell’arrivo, scopriamo che i nostri vicini di tenda sono due crucchi con cui leghiamo immediatamente, complice un beverone di vodka ed un noto energetico di cui i due mangiacrauti sono piuttosto forniti.
Si fa ora, tra un sorso e l’altro, di partita e tutti insieme allegramente si va a vedere la Lituania giocare contro la Gran Bretagna, in un centro commerciale. Ossia l’unica “attrazione” nei dintorni del campeggio, che sorge non lontanissimo dall’Arena, ma nel mezzo del nulla.
Mi sento di confermare il luogo comune per il quale guardare una partita di basket della Lituania in Lituania, sia come guardare una partita di calcio molto sentita in Italia.
Le cose degne di nota della serata sono state: la scortesia dei gestori del pub nel centro commerciale, la sensazione che le birre lituane siano migliori di quelle lettoni (a loro volta migliori delle estoni), un paio di cameriere ed il coro che alcune voci bianche presenti tra gli avventori intonano dopo la vittoria.
I tedeschi ci provano con le cameriere, due di picche neanche quotato, si torna in campeggio. Che si fa, che non si fa, c’è una festa nella discoteca del centro commerciale di cui sopra. Dopo un altro beverone, andiamo: La Meravigliosa, io ed i due adepti di Nowitzki risultiamo gli unici presenti. Chiacchieriamo con lo speaker (“che ci consigli di fare stasera?” “mmm..masturbatevi”), torniamo in campeggio, raccattiamo due volontarie dirette in centro e andiamo con loro. È l’una circa.
Siauliai è la quarta città della Lituania, ma sembra un enorme paese, con 150.000 abitanti, poiché si sviluppa quasi interamente lungo una strada principale: potete immaginare quanto sia lunga. Camminiamo chilometri, tutto chiuso. Scoraggiati torniamo in taxi.
La notte passa, tra il terreno duro e la pioggia, battente, costante di questi giorni baltici.
Il campeggio è ricavato nel cortile di una palestra, all’esterno della quale sono stati disposti dei bagni chimici. La colazione è spartana (“comunista”, per dirla alla Simone), mentre nella palestra inizia l’allenamento della prima squadra locale, che gioca la Lega Baltica e nella quale milita quell’idolo di Mindaugas Zukauskas. È stato bello vederlo.
Il resto della mattinata consiste di un giro in centro, nel quale abbiamo potuto dare a Siauliai il titolo di “Capitale Europea della Gonna Corta”, ed una visita alla suggestiva Collina delle Croci. Poi, sempre sotto la pioggia, ci muoviamo verso l’Arena; la fan zone ha una serie di playgrounds dove potremmo dimostrare tutte le nostre capacità, ma non lo facciamo, ed un maxischermo dove proiettano le migliori partite della giornata. Alle 21, secondo voi c’è la Lituania o l’Italia?


ore 17:00 – a caldo dopo Serbia – Lettonia
- tutto sommato una vittoria non proprio agevole della Serbia
- Savanovic è una bestia
- Ivkovic ha aperto troppo presto le gabbie ed il secondo quintetto serbo non è riuscito mai a reggere
- Janis Blums ha sempre le palle cubiche
- nel palazzetto c’è una bella atmosfera; i giocatori sono tutto sommato vicini; tra i tifosi, i lettoni coloratissimi la fanno da padroni, molti i tedeschi, venuti ad adorare il loro dio ed una serba maggiorata
- prima di Francia-Israele ci chiediamo: Tony Parker è veloce come sembra in tv?



ore 19:20 – garbage time di Francia-Israele
La Francia impressiona soltanto per i nomi (e per la fidanzata di Ali Traorè), ma ha chiuso i conti soltanto quando Parker, che è veramente veloce, e Batum hanno deciso di salire di livello. Anche se, a dirla tutta, il leader mi sembra Diaw, che in campo non sta mai zitto e che sta assumendo le fattezze di un Charles Barkley.
Israele è pochissima roba, ma è davvero buono il neoacquisto di Treviso Mekel: dà sempre l’impressione di essere in controllo.
Qua ha rotto il continuo ricorso agli stacchetti, dato che ad ogni fallo o sostituzione parte un jingle. A proposito di musica, noi di Poetry in Motion prendiamo le distanze dalla mentalità dilagante che vede la donna come oggetto e la vàluta soltanto in base a canoni estetici: per questo motivo, Simone ed io facciamo i complimenti alle ballerine del Lietuvos Rytas solo e soltanto per la loro bravura.
In conclusione, nell’attesa della probabile sconfitta con la Germania, chiudo con un suggerimento: mai discutere con un tedesco, su chi sia il più grande giocatore europeo di sempre. Soprattutto se il tedesco non sa chi sia stato Drazen Petrovic.














ore 22:40 – 62 punti. E noi dobbiamo due birre ai crucchi.



2/9/2011

ore 10:50 – dall’autobus per Panevezys, dopo una notte insonne
Il terreno era più duro del solito e l’umidità picchiava: in tenda un poco piacevole vento freddo soffiava sulle nostre facce assonnate (e deluse, la birra ai crucchi proprio non volevamo offrirla).
Alle 6 di questa mattina una fitta nebbia avvolgeva il nostro campeggio; ora c’è uno squarcio di sole, ma abbiamo imparato a non fidarci.

ore 14:10 – siamo nella fanzone di Panevezys, del tutto simile a quella di Siauliai. Le città invece sono piuttosto diverse: rispetto a” Panevezys, che comunque è la quinta della Lituania, Siauliai è molto più “occidentale”. Ed è quanto dire. Si sente forte l’aria di Unione Sovietica; le donne indossano foulard attorno al volto, l’inglese non esiste, alla stazione le informazioni te le scrivono su post-it anziché dirtele a voce. E non abbiamo visto gonne corte.
Il campeggio è carino, sempre nel mezzo del nulla. Gli spagnoli sembrano la maggioranza, ma abbiamo trovato vari polacchi e qualche inglese. Non pervenuti i portoghesi, eccetto uno che girava in bici per il centro città.
Nota negativa: la reception del fan camp, non proprio simpatici.
Nota positiva, molto positiva: siamo riusciti a trovare i biglietti per Lituania-Turchia.






ore 17:40 – reduce dalla partita della Spagna.
Oddio, esibizione più che partita. La cosa rimarchevole (forse l’unica assieme ad un passaggio al volo di Marc Gasol, dal post medio, per un lay up di Felipe Reyes) è stata poter guardare tutto il secondo tempo a bordo campo, sfruttando l’assoluta vuotezza dell’Arena di Panevezys.
È stato bello avere così vicine certe facce viste sempre attraverso uno schermo. A proposito, su Pau Gasol c’è fallo ad ogni azione.
Ora Simone ed io siamo nuovamente nella fan zone, sul maxischermo c’è la partita dell’Italia appena iniziata. Nuvole nere si accumulano sulla nazionale, ma soprattutto su di noi: dopo una giornata di sereno, era scontato che minacciasse pioggia appena fuori dall’Arena.



ore 20:35 – in attesa di Lituania – Turchia, due parole sull’Italia:
1) Bargnani è uno dei pochi giocatori che riesce a non convincere (convincermi?) del tutto anche quando fa 40 punti
2) Perché nel playbook dell’Italia non sono previste situazioni di ricciolo per Belinelli? È vero che non abbiamo i bloccanti adatti, ma almeno lo terremmo lontano dalla palla (anche se, a dirla tutta mi sembra che con la Lettonia si sia dato un po’ una regolata)
Comunque, ora chiudo perché stanno entrando in campo quelli bravi. L’unico “piccolo” contrattempo, abbiamo dei posti del cazzo e ci tocca sgattaiolare da qualche parte.

P.s. che poi Bargnani ha deciso sì la gara, ma con una stoppata.



3/9/2011

ore 9:50 – dall’autobus per Vilnius
Simone ed io cerchiamo di riordinare le idee dopo la partita di ieri, o meglio, un’esperienza che va anche oltre il basket. Quindi, per bilanciare un po’ i toni, inizio con una critica all’organizzazione: un’Arena come quella di Panevezys, progettata per il ciclismo su pista, non è adatta ad ospitare la pallacanestro. Detto ciò, ieri poi siamo riusciti a sgattaiolare ed abbiamo visto la gara da una posizione invidiabile.



Partita pazzesca. La Turchia si è dimostrata superiore per 3 quarti, con una rotazione di lunghi da favola ed una difesa contro la quale o non esegui (transizione) o se smetti di eseguire sei finito. I Lituani hanno sofferto a lungo, poi è cambiato qualcosa. Merito di coach Kemzura, che ha giocato le fasi finali con un quintetto superoffensivo e atletico, capace di cambiare sistematicamente in difesa, seppur perdendo in taglia ed intimidazione. Merito delle palle dei Kaukenas, Jasaitis, Songaila e compagnia, che nel finale hanno messo tutti i tiri importanti. Userò la parola “merito” anche per riferirmi alla decisiva e dubbia chiamata di doppio campo (che di fatto ha chiuso la gara) e l’infortunio di Tunceri, su cui tornerò. Perché per il momento voglio parlare del pubblico.
Quello che la gente lituana ha mostrato per quasi tutta la gara andava ben oltre il tifo: era amore. Un palazzetto verde che all’unisono urlava, applaudiva, respirava. Il tifo contro i Turchi, quando Ilyasova e Asik distruggevano la difesa lituana, sembrava la reazione di una mamma che difende i propri figli dai bulli. E i Lituani dimostrano questo amore anche mettendo mano al portafogli: il biglietto della singola partita, peraltro in un settore dal quale si vede solo metà del campo, costa quanto quello di un’intera giornata di partite, senza Lituania, ma in un buon settore. Allo stesso modo, la maglia da gioco della nazionale, con bandiera e scritte stampate, costa più del doppio (oltre 350 litas, un centinaio d’euro) della maglia della Francia, o della Germania, ma con scritte e bandiere cucite.



E mi piacerebbe poter dire che sia stato il troppo amore a causare la brutta reazione all’infortunio di Tunceri, ma sarebbe troppo facile.
I fatti: Kaukenas, raddoppiato, si gira di scatto e rifila una manata, ai miei occhi involontaria, al playmaker della nazionale turca, che stramazza al suolo. Nervosismo sulla panchina, nasce una breve discussione: Kaukenas, che immediatamente va a sincerarsi delle condizioni di Tunceri, viene avvicinato da un paio di Turchi, ma tutto si placa abbastanza velocemente. Intanto, il pubblico urla ritmicamente un verso simile a quello che gli idioti riservano ai calciatori di colore, qualcuno ride quando Tunceri sviene dopo aver provato a rialzarsi, mentre l’intera curva muove su e giù le braccia, i pollici rivolti verso il basso, in un gesto che sembrava la versione locale del “devi morire”. È stato brutto.
Comunque, è probabile che sia stato il pubblico decisivo anche nella già citata decisione sull’infrazione di campo, perché il piede sembrava quello del solito Kaukenas, Alla fine, delirio collettivo: canti, urla, abbracci, la fan zone piena di gente esultante, fuochi d’artificio e cori che si sono protratti fino alle 5 del mattino. Il tutto per una partita della fase a gironi. Non oso immaginare se dovessero vincere tutto.
Intanto, abbiamo lasciato Panevezys sotto un sole che spaccava le pietre.

p.s. la manata, anzi, cazzotto involontario in faccia l’ho preso pure io, da un tifoso locale veramente entusiasta per un canestro segnato.

domenica 4 settembre 2011

Diario degli Europei: introduzione

Vi confesso che all'appuntamento degli Europei non sono andato troppo preparato. Sia il lavoro, sia la vacanza, strano a dirsi, mi hanno entrambi tenuto lontano dalla pallacanestro estiva. Non ho visto nessuna amichevole dell'Italia, a stento conoscevo i nomi delle ultime qualificate. Ma la concomitanza con alcune situazioni personali favorevoli aveva reso il tutto molto appetibile e non appena ho avuto la disponibilità, assieme con un amico ho comprato alloggi e biglietti, inserendo gli europei in un tour delle capitali baltiche.
Quello che pubblicherò nei prossimi giorni è il resoconto di due giorni di intensa pallacanestro, il primo settembre quando l'Italia ha affrontato la Germania di Nowitzki, il due settembre (altra città altro girone), dove il mio compagno di viaggio ed io abbiamo avuto l'opportunità di guardare la Spagna ed assistere a Lituania-Turchia.
Il mio intento era quello di descrivere non tanto quanto avveniva in campo, quanto l'atmosfera intorno a questa manifestazione. Però, si sa, tra il dire e il fare c'è di mezzo e il.
Tra oggi e domani finisco la trascrizione e l'edit di quanto scritto, poiché i miei potentissimi mezzi tecnologici mi hanno consentito soltanto un bloc notes ed una penna (verde). Per cui già domani potrebbe essere online la prima parte.
Intanto, dopo l'eliminazione dell'Italia della quale non voglio parlare, sebbene non ci sia nulla da celebrare metto quassù il tormentone dei miei giorni lituani..

lunedì 1 agosto 2011

Che fine avete fatto?


Che fine abbiamo fatto? Eh già, sono state settimane un po' pienotte e non è che il lockout ispiri più di tanto. Dis/Impegno è diventato ormai una sorta di Archimede Pitagorico, mentre il sottoscritto sta cercando finalmente di tirare un po' il fiato, anche se fine a sabato sarà ancora battaglia.
Torneremo verso fine agosto. Vi anticipo che possiamo permetterci anche il lusso di avere un inviato sul campo in quel di Lituania per gli Europei. Non so quanto potrà scrivere in presa diretta, altrimenti ci accontenteremo di qualche resoconto post-manifestazione e dovremo limitarci ad analizzare quello che sor Franco Lauro ci farà vedere. Ci aspettiamo soprattutto gnocca lituana.
E poi un po' di novità a settembre, perché c'è una squadra napoletana di basket da seguire, sperando sia la volta buona per un po' di stabilità. Il difficile sarà affrontare il tema con stabilità perché - e qui vi do una notizia - c'è ol rischio di un conflitto di interessi...

giovedì 30 dicembre 2010

Cosa ricorderemo di questo 2010

Ripercorrendo anche i post del blog, gli eventi cestistici che difficilmente dimenticheremo:

- La Madness più bella degli ultimi anni, da Samhan all'ultimo tiro di Gordon Hayward
- Gli addii a John Wooden e Manute Bol
- Gara-7 raccontata da Gerry
- La buffonata estiva di LeBron, le prime difficoltà e la rapida trasformazione in squadra
- La tripla di Teodosic e le difficoltà di Rubio
- L'idea che a Teramo qualcosa dovesse cambiare
- Millsap che ne fa 11 in 28 secondi
- Dennis Rodman a telefono con la radio mentre una signora succhia "something"
- Il pene di Oden
- Dallas che vince difendendo (lo riscrivo, Dallas che vince difendendo)
- Once Brothers
- Il 30+30 di Kevin Love
- L'ennesima farsa napoletana
- Le schiacciate di Blake Griffin

lunedì 18 ottobre 2010

Bello e bravo, bravo e bello

La mucca è animale sacro in India, il gatto in Egitto, mentre in Italia abbiamo…il Gallo. Mi sembra che da Sky sia partita una sorta di beatificazione del giovane Gallinari, con tanto di video celebrativo.
Forte, fortissimo, cestisticamente arrapante. Ma se oggi che non ha vinto niente e rifiutato la Nazionale lo si venera in questo modo, nel momento in cui dovesse vincere qualcosa (e glielo auguriamo di cuore) come lo omaggiamo? Lo facciamo sindaco di Milano? Gli intitoliamo il Duomo? Istituiamo per lui lo ius primae noctis?

domenica 12 settembre 2010

verba volant, fenomeni Durant


E che vuoi dire su sto ragazzo? Dominante, immarcabile, divertente da vedere, pulito, elegante, leader. Nella staticità offensiva degli Stati Uniti, forse per la prima volta più basati su una difesa asfissiante e pronta a sporcare ogni pallone che sull'attacco ai 110 punti, era l'uomo a cui affidare la palla con costanza e continuità. A 22 anni, il suo futuro è ancora tutto da scrivere. E non osiamo pensare cosa possa diventare se riuscirà a colmare alcune sue lacune (rapporto assist/perse, capacità di sottrarsi a marcature "fisiche", qualche giocatina in post che con quell'altezza male non fa).

venerdì 10 settembre 2010

C come condono

E se tornassi? Tanto, peggio di Crosariol...
La nostra apatia post-vacanze, unita al ritorno alla routine lavorativa/universitaria, ci ha impedito di scrivere con regolarità nei giorni precedenti. Di conseguenza, non ci siamo occupati della grandissima botta di culo che ha ricevuto la nostra Nazionale che, dopo qualificazioni abbastanza incoraggianti (per quanto fallimentari), si troverà per miracolo a disputare gli Europei di Lituania 2011. Per carità, non vogliamo minimizzare il lavoro diplomatico che si nasconde dietro questa decisione, ma sapete che siamo radical chic e che ci piace fare la punta al cazzo.
Si tratta quindi di una mossa che può farci un grande piacere in quanto tifosi, ma che come appassionati ci fa storcere parecchio la bocca. In primis perché l'Italia, pur convincendo nella seconda parte del girone, non s'era qualificata e quindi non se lo meritava. Checché ne dica Meneghin. Seconda cosa, non si cambiano le regole in corsa, anche se di questo maxicondono se ne sono avvantaggiate praticamente tutte le Nazionali che hanno partecipato alle qualificazioni (a proposito, a che sono servite? Non si poteva decidere prima di fare ste partite, risparmiando tempo e soldi?). Terzo punto, innalzare il numero delle squadre, checché ne dica Meneghin, non migliora affatto il livello della competizione, tutt'altro. E ne abbiamo avuta la prova in questo Mondiale turco, dove siamo stati costretti ad assistere a performance imbarazzanti da parte di squadre volenterose ma che, con tutto il bene, soffrirebbero in B1.
Nell'onda dell'entusiasmo generale, ho sentito dire "siamo da medaglia". Sarei curioso di sapere se l'autore della frase (Petrucci) stia vedendo i Mondiali. Chi dovremmo buttare giù dal podio? La meravigliosa Turchia di Boscia? La sorprendente (seh vabbè, stiamo ancora a sorprenderci) Lituania, che sarà padrona di casa ed è arrivata tra le prime 4 con una squadra senza i due Lavrinovic, Petravicius, Jasikevicius, Siskauskas e Kaukenas? La Spagna? L'altra semifinalista europea, quella Serbia che cresce nel proprio campionato i suoi baby fenomeni? La Grecia? O magari le squadre che ci hanno battuto nelle qualificazioni?
Non capisco perché ci si debba sempre lasciare andare a proclami. Godiamoci questo regalo, inseriamo Gallinari nei meccanismi, che ne abbiamo bisogno (ma non facciamone il salvatore della patria...) e pieghiamo un po' ste benedette ginocchia in difesa.
Certo, se in Lituania vincesse una delle "ripescate", fossimo tra le aventi diritto ci incazzeremmo parecchio.

giovedì 9 settembre 2010

Vuoi più bene alla mamma o alla papà?


Potrebbe essere il duello che ci accompagnerà per tutto il decennio. Ed effettivamente in questi mesi ne stiamo già avendo un assaggio. Da un lato la sregolatezza di Rubio, dall'altro la faccia tosta di Teodosic. In questo mondiale di Ricky abbiamo visto più i limiti che i pregi: tiro ancora lontano dall'essere affidabile (36% da 2 e 13% da 3), difesa rivedibile (con alcuni flash molto positivi, va detto. ma non sono sicuro che avere dei flash positivi sia una buona cosa), scelte non sempre azzeccate e soprattutto scarsa capacità di prendere in mano la squadra con decisioni vincenti nei momenti decisivi. Parliamo di un 1990, e quindi chiaramente bisogna mettere tutte le mani avanti del caso. Ma l'impressione è che la crescita stellare di Rubio si sia (momentaneamente) arrestata, e che il Ricky ventenne non sia poi così diverso dal Ricky di tre/quattro anni fa. Per quanto io lo possa adorare, quindi, credo sia doveroso iniziare a mettere qualche punto interrogativo affianco al suo nome, sperando di levarlo quanto prima.

Teodosic ha tre anni di più di Rubio. Il suo è un mondiale particolare, iniziato con la squalifica per la rissa con la Grecia e con una prestazione in surplace contro la Giordania. Contro l'Australia e l'Argentina si è messo maggiormente in proprio. Poi 3 punti (con 1/6 dal campo), 2 assist e 4 perse contro la Croazia. Stasera 12+8 assist. Confusi? Anche noi. Effettivamente il problema principale di Milos sembra essere la costanza. Costanza che a volte manca tra una partita e l'altra, vedi il caso Croazia che rischiava di essere una macchia bella grossa in caso di eliminazione. Ma altre volte manca anche nel corso della stessa partita. Nella gara contro la Spagna ha alternato momenti da stropicciarsi gli occhi ad altri in cui lo avresti preso a calci (metaforicamente, che il ragazzo non ha paura, vd. rissa di cui sopra). Ma, pur essendo meno play puro di Rubio (ed è pure 195 cm), ha smazzato 8 assist e ha deciso la gara con questa chicca dai 9 metri.


Teodosic ha talento, ha faccia tosta. A volte anche troppa. Il tiro da 3 in questo Mondiale non sta andando, ma abbiamo visto in questi anni di Eurolega come sia in crescita. E può portare il diretto avversario in post, dove è più alto e più forte. Non è un play puro, ma ha grande visione di gioco. E' un leader, ha vinto il titolo di MVP dell'Eurolega, e la Serbia è la sua squadra. Manca di costanza, è vero. E non convince troppo quando è pressato. Ma se fosse lui il miglior play europeo dei prossimi 10 anni?

mercoledì 8 settembre 2010

Sempre su Brasile-Argentina

"It was an amazing basketball game. I wish I was neither Argentinian nor Brazilian so I could have watched the game and enjoyed it from that perspective"
Queste le parole del match winner dopo la gara. Peccato che se si fosse messo a guardare avrebbe privato il mondo di un'esibizione storica, di una dimostrazione di quella che può essere la pallacanestro quando si gioca alla vera pallacanestro.
Ma i contorni della grandezza di Scola sono stati resi ancora più evidenti dalla prova monstre di Marcelino Huertas. I 32 punti del playmaker brasiliano sono arrivati spesso da situazioni di pallacanestro "estrema": penetrazioni contro tutta la difesa schierata, triple che entrano di tabella più fallo subìto, o ancora il tiro da tre saltando in avanti con up&under, che detto così sembra quasi un tuffo.
La partita di ieri è stata ancora più rilevante perché da una parte c'era il diavolo con la maglia verdeoro, dall'altra l'acqua santa albiceleste. Da un lato l'improvvisazione selvaggia, dall'altra i fondamentali del post-basso. Il male e il bene. Alla fine ha vinto il bene, ma in tutta sincerità sarei stato altrettanto contento in caso di vittoria brasiliana. E il motivo stava proprio nella follia del diavolo verdeoro.

martedì 7 settembre 2010

L'onnipotente


giovedì 26 agosto 2010

Notti magiche

Diciamocelo: questi mondiali non rappresentano il meglio del basket mondiale, visto che con i soli assenti sarebbe possibile costruire due squadre più forti di tutte quelle presenti. Ma questi mondiali offrono buon basket e molte storie. Alcune iniziano dal passato, molte hanno il loro culmine ai giorni d’oggi, altre invece sono ancora tutte da scrivere.
Allora non potranno che essere i mondiali di Ricky Rubio, il magistrale interprete del pick’n’roll e dalle mani velenose, la cui storia, già lunga, è in realtà ancora in gran divenire. Saranno i mondiali di Kevin Durant, il leader “bambino” degli Stati Uniti che, di riffa o di raffa, il modo di mettere qualche punto lo trova sempre. Potrebbero essere anche i mondiali del silenzioso Derrick Rose, se il Team USA troverà il modo di non lasciarsi ingabbiare dai ritmi bassi che gli avversari proveranno ad imporre.
Ma è dietro la primissima fila che le storie diventano ancora più interessanti. Ad esempio quella della Turchia padrona di casa, che proverà ad arrivare almeno in semifinale, guidata da un giocatore che deve riscattarsi e da un vecchio condottiero che combatte anche su campi dove non si vince buttando la palla nel canestro, ma sconfiggendo cose più grandi di noi.
La storia della Francia, da anni una Ferrari con le ruote alla pressione sbagliata, che punta su un gruppo giovane per arrivare seconda nel girone, poi si vedrà. Vedremo il neo acquisto romano Traorè, il mai domo De Colo e (si spera) il pupillo di chi scrive Edwin Jackson. Così come l’altro pupillo Milan Macvan, nella Serbia che assieme alla Grecia incrocia le dita in attesa della stangata.
Saranno i mondiali di Tibor Pleiss, detto “l’ignorante” per le recenti dichiarazioni nelle quali affermava di non conoscere nessuno dei giocatori contro cui gioca. Chissà se conosce Luis Scola, con il quale dovrà vedersela nel girone. Dalla redazione, un sentito in bocca al lupo.
Perché no, saranno i mondiali di Goran Dragic e Timofey Mozgov, il giovane che avanza (o che avanzerà) anche dall’altra parte dell’oceano.
Infine, saranno i mondiali di Sergio Tavcar, con Telecapodistria che dal 1° settembre diventa visibile su Sky e che ci offre un’alternativa ai “fattori” di Franco Lauro.

lunedì 7 dicembre 2009

Portali a Parigi, Piero Bucchi!

Mi chiedo perché il palazzetto fischiasse ogni volta che veniva intonato qualche coro per il coach dell’AJ. E in fondo questo è lo spunto di riflessione più profondo che l’esibizione di ieri mi ha lasciato in eredità. Se lo starà chiedendo anche Travis Best, seduto a lato della panchina per tutta la durata dello stillicidio; magari, nella sua testona programmata (moooolto tempo fa) per giocare alla pallacanestro, avrà già trovato qualche risposta alla pressione sulla palla che rende impossibile l’esecuzione di qualsiasi gioco d’attacco. (E’ anche vero che dopo aver fisicamente visto il playbook, questo potrebbe essere anche un vantaggio. Ma è un’altra storia.. NdR)
La partita ha comunque fornito delle risposte dalle quali ripartire:
Spippoli non può tenere Petravicius, che effettivamente è Caio.
Non è possibile dare del coglione a tutti i giocatori quando escono dopo aver fatto una cazzata: due nomi a caso, Aprea e il Trattore.
Se non si è concentrati, è possibile guardare attraverso Muurinen e questo potrebbe essere un vantaggio qualora lo si facesse giocare senza maglietta: i blocchi invisibili!
Piero Bucchi, portali a Parigi!

Lido

domenica 22 novembre 2009

Meglio tardi che mai

http://www.sportlive.it/wp-content/uploads/2008/03/carlo_recalcati.jpg
Non abbiamo amato Charlie Recalcati, almeno quello degli ultimi tempi, e su questo blog ci sono un paio di post che lo testimoniano, basta fare una comoda ricerchina in alto a destra, che son pigro.
Nonostante questo, un paio di cose vanno dette, ora che (finalmente) è stato annunciato che non sarà più il commissario tecnico della nazionale italiana.
1) Recalcati va comunque ringraziato e apprezzato per aver spremuto al meglio un gruppo non di grandissimo talento, che ci ha portato al bronzo europeo e all’argento olimpico. Tutto quanto fatto dal 2005 in poi andrebbe invece gettato nel dimenticatoio, ma è un discorso troppo lungo per l’ora in cui sto scrivendo;
2) non si pensi - e ribadisco, non si pensi - che l’addio di Recalcati risolva di colpo i problemi del movimento cestistico italiano, che a dirla tutta c’erano anche quando la nazionale vinceva, e anzi nascondeva questi problemi.
E le soluzioni immaginate dalla Fip guidata dall’amico (di Recalcati) Dino Meneghin sembrano voler sfuggire al problema. Forzare l’utilizzo degli italiani è inutile se poi questi si dimostrano inadeguati o se c’è gente che per rispettare alla regola è costretta a tesserare Bonora o Rizzo, o ancora a portarsi in panchina in trasferta - come giocatore - l’assistente allenatore. Questa protezione dei giocatori italiani, che di conseguenza si trovano a chiedere cifre decisamente superiori al loro valore, danneggiando in questo modo le piccole, sono una soluzione “all’italiana” del problema. Cioè una non soluzione. Quali miglioramenti può portare al movimento la resurrezione di arzilli quarantenni o il tesseramento di ragazzini che non vedranno mai in campo?
Gli italiani bravi, se son bravi, giocano. A Biella sta esplodendo Aradori. A Roma Datome ormai è una certezza. Varese ha preferito prendere un piccolo come Reynolds come USA al posto di Slay visto che Martinoni ha dimostrato di poter tenere il campo. La Benetton non si crea problemi a schierare Hackett, Gentile, Sandri, De Nicolao.
Piuttosto, cerchiamo modi di promuovere il movimento. Obblighiamo i ragazzi della nazionale, in particolare i 3 USA ma anche quelli in cui i ragazzini possono immedesimarsi (Poeta, Rocca, Amoroso), a fare campagne di promozione nelle scuole. Creiamo una sinergia tra LegaA, LegaDue e A Dilettanti per lo sviluppo dei ragazzi. Ma non “coccoliamo” e premiamo dei giocatori mediocri solo perché italiani.

lunedì 17 agosto 2009

Troppo facile…

… parlar male di questa Italia che si fa travolgere senza la minima resistenza dalla Francia dopo aver sofferto contro gli onesti finlandesi. Troppo facile invocare la cacciata di Recalcati. Troppo facile farsi due risate su mamma Rai che fa saltare il collegamento negli ultimi 30″ di una Finlandia-Italia punto a punto. Troppo facile ironizzare sull’età di Pandoro Bonora, l’acquisto di casa Napoli.
E soprattutto fa troppo caldo per farlo, sono a Napoli da 3 ore e già la resistenza è agli sgoccioli.

giovedì 6 agosto 2009

Italietta

Da dove vogliamo iniziare? Iniziamo da quintetto che s’è rivelato totalmente sbagliato? Come si può pensare di poter iniziare una gara con Poeta, Belinelli e Bargnani vuol dire che in difesa paghi dazio, soprattutto sul perimetro. E infatti i primi canestri francesi sono arrivati tutti nello stesso modo. Il piccolo batte dal palleggio l’italiano, rotazione del lungo italiano e scarico del piccolo francese per il compagno di squadra bestio che va a schiacciare.
Il secondo quintetto ha cambiato le carte in tavola. Un po’ di difesa sul perimetro (Mordente), una regia ordinata (Vitali, e qui mi sorprendo perché sapete che come PG non è il mio ideale. Lo ha confermato però nel possesso finale lanciando la palla in tribuna), un po’ di intimidazione (un sorprendente Cusin), e finalmente l’unico giocatore con un po’ di atletismo in campo (Mancinelli).
Belinelli discreto, qualche forzatura voluta, qualcuna meno. Bargnani a tratti invisibile, a tratti servito poco e male, ha messo qualcosina nel finale quando ha ricevuto palloni con maggiore continuità.
Ma si è vista un’Italia ferma, che dava palla all’Nba aspettando facesse qualcosa, che provava a creare ma poi per la disperazione ai 20″ la passava a B&B. Un’Italia che ha giocato meglio quando ha dimostrato quell’approccio e quell’intensità difensiva che doveva avere dall’inizio, con un paio di stoppate, sporcando qualche pallone, difendendo forte e correndo subito dall’altra parte del campo.
Peccato perché i francesi, a causa anche delle defezioni, son veramente scarsi.

lunedì 22 giugno 2009

Dejà vu

Come suggeriva l’amico pappice, le somiglianze tra l’Italia di calcio post-mondiale e l’Italia di basket post-argento olimpico sono raccapriccianti. Ma probabilmente è un discorso che è espandibile a tutta la mentalità italiana: i giovani sono inesperti e quindi non giocano, e quindi non fanno esperienza.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti nel basket, speriamo non lo siano anche nel calcio. Ma a giudicare dalle parole di Lippi di ieri sera, la strada è quella.

lunedì 6 ottobre 2008

Meneghin su Repubblica

Interessante l’intervista al Dinone nazionale su Repubblica. Rilancia la faccenda degli italiani che vanno aiutati ma non trovano spazio. Mah, condivisibile ma fino a un certo punto. Resto dell’idea che se è uno è bravo, gioca. Certo, probabilmente la maggior parte delle società punta sugli americani anche per un fatto di nomi, di incassi, di spettacolo, di abbonamenti. Però se sei bravo in serie A ci giochi. Certamente, i ragazzi dovrebbero essere messi nelle condizioni di crescere e di fare i loro errori senza angosce, senza la paura di essere tolti alla prima incertezza. In un altro post avevo proposto la possibilità di dare vita a una sorta di campionato under22, ma non so quanto cambierebbe la situazione, visto che si tratterebbe sempre di partite tra ragazzini e visto che comunque lo sforzo economico sarebbe ingente. Si potrebbe pensare, invece, ad affiliazioni con società minori vicine territorialmente, per far giocare i ragazzini in b1 o in LegaDue per un paio d’anni e poi tornare a casa pronti per entrare in rotazione nella massima serie.

martedì 23 settembre 2008

Italia sì, Italia no

Oggi alle 18 Uno spicchio tira l’altro si occuperà del particolare periodo della nazionale italiana. Sintonizzatevi su Rbg e se volete sentire della buona musica accendete i vostri lettori multimediali alle 17 per ascoltare Five O’ Clock. Per commenti e altro, e per rispondere al sondaggione di questa puntata: spicchio.rbg@hotmail.it

domenica 7 settembre 2008

C’era una volta…



… una Nazionale, e soprattutto un gruppo. Una Nazionale capace, dopo aver perso le prime due partite nell’Europeo svedese, di battere la Bosnia in una gara ridicola e da quel momento svoltare fino al bronzo. E l’anno dopo il clamoroso argento olimpico. E gli stessi Mondiali giapponesi, con prestazioni convincenti e vittoriose fino alla partita con la Lituania, persa nel risultato ma vinta nella gara a chi sciupava di più. Il movimento non ha saputo trarre frutti da questi successi, e dall’arrivo, anno dopo anno, di tre italiani in Nba. Il trasferimento del basket italiano dalla Rai a Sky ha generato un innalzamento della qualità del servizio, ma ha totalmente azzerato la presenza dello sport nel servizio pubblico. Non che mezza partita a settimana fosse molto, ma sempre meglio di niente. La stessa Nazionale, fiore all’occhiello degli anni passati, che aveva conquistato pubblico anche non appassionato, è stata mandata sul satellite. Non si è pensato a fortificare il movimento, a promuoverlo, grazie appunto ai 3 italiani d’America. Ragazzi che, comunque, in campo internazionale devono ancora dimostrare tutto. E che appunto per questo preferiscono evitare l’appuntamento agostano con la maglia azzurra (Gallinari a parte, ma sono due anni che passa l’estate rotto). Detto questo, vanno rimarcate un altro paio di cose. La prima è che Recalcati, non lo si scopre certo oggi, ha fatto il suo tempo. E’ stato bravissimo a trarre il massimo da un gruppo di talento medio/alto, ma non altissimo. Un gruppo che aveva voglia di sbattersi e lottare. Ma già agli scorsi Europei si era visto che la situazione gli era sfuggita di mano. Era il momento di iniziare un nuovo ciclo, nel quale bisognava integrare alcuni veterani con il gruppo dei giovani. Non ci riuscì. L’Italia giocò male ma, soprattutto, senza la voglia di gettare il sangue che aveva contraddistinto le edizioni precedenti. A quel punto, probabilmente, avrebbe dovuto passare la mano, ma visto che la Fip non diceva nulla, è rimasto al suo posto. Ed eccoci ad oggi. La qualificazione è ormai una chimera, si dovrebbero vincere le ultime 3 partite. Contro "corazzate" del calibro di Ungheria, Bulgaria e Finlandia. Le prime due già ci hanno battuto. Un risultato intermedio potrebbe portarci al torneo di "riparazione", che assegna l’ultimo pass europeo. L’ultimo posto ci condannerebbe al clamoroso torneo per evitare di retrocedere in Division B. Uno smacco. Il problema è anche il buco generazionale. La nidiata post-Mordente e pre-Hackett/Datome non ha prodotto giocatori da Nazionale. Forse Mancinelli, che però gioca pochissimo. Bisogna tener conto anche di questo aspetto. Siamo in una sorta di limbo, attendendo la crescita dei due di cui sopra, di Poeta (il migliore in questi giorni, e infatti contro i bulgari ha giocato 4′…), di Crosariol (se mai ci sarà). Gente che comunque non potrà mai prendere in mano la situazione o essere la prima opzione. Per quello c’è bisogno dei tre Nba. Sempre se si degnano.