Scritto per HoopsDemocracy
Asked the Lord above for mercy, “Save me if you please.”
Il basket è una cosa seria. Noi no.
| Oltre al cognome, non condivide molto con il celebre Dwight |
| Sì, ha detto di girarvi verso di me |

| Come passare dai cadaveri Naporeatini a Kobe Bryant... |
"I want him to be aggressive and not shy away from shooting shots. I'd rather tell him once in a while that perhaps there was a bad shot here or there, then beg him to shoot".
"I don't mind being anonymous. It's great for me. A lot of open shots. And a lot of wins. We're winning a lot. That's the most important thing".Adesso arriva la sfida del Rookie challenge, in cui sarà il nonnetto della comitiva. Nessun problema, c'è passato anche un certo Luis Scola...
| Fossimo in Aldridge inizieremmo a spostare quelle mani verso il basso... |
Portland Trail Blazers center Greg Oden will undergo microfracture surgery on his left knee Friday and will miss the remainder of the 2010-11 season, the Trail Blazers announced this evening. Dr. Richard Steadman will perform the surgery with assistance from Trail Blazers orthopedic surgeon Dr. Don Roberts at the Steadman Hawkins Clinic in Vail, Colo. Oden, 22, has been sidelined since fracturing his left patella in a Dec. 5, 2009, game vs. Houston. A recent MRI showed damaged cartilage to the surface of his femur, and his current injury is unrelated to the fractured left patella. Oden previously underwent microfracture surgery on his right knee Sept. 13, 2007.Ma soprattutto - e qui sta la mazzata - arrivano notizie pessime dal ginocchio di Roy.
The reason Brandon Roy isn't having surgery on his left knee is that there's no meniscus left in either knee.Il rischio, quindi, è che il miglior Roy si sia già visto, e che le condizioni del ginocchio costituiscano un peso micidiale per il prosieguo della carriera, con tutto quello che può significare per lui e per la franchigia (foste un gm NBA lo comprereste, ora come ora?)
Roy is far from in the clear since there is nothing left in his knees to repair. "Nah. None. Not in my right, either," Roy said Friday. There is no cartilage left to absorb the pounding associated with NBA play, and he could easily have to have the knee drained several more times this season (he's at two and counting). "The problem is bone-on-bone there," Roy said. "It's just something I'm going to have to deal with for the rest of my career." This is not a good situation for the young superstar, the Blazers or anyone else. Microfracture surgery is a real possibility at some point, but for now, Roy's just going to keep playing through the pain.
| Ho paura: penso di essere il giocatore più integro in roster. Non l'ha detto, ma l'ha pensato. |
"He said he loved my game and the way I played and my basketball IQ, but then he said, 'I think you're about one year away from the NBA, so I want you to come play for my D-League team,' " Lin said. "That's how it started. He didn't draft me because he still thought I needed a year to develop, but he wanted me to come play for them, get comfortable with the city, get comfortable with the organization."
Brandon Jennings è considerato, forse più di Ricky Rubio (almeno in America), il miglior play del draft 2009. E’ rapido, ha visione di gioco, fortissimo in campo aperto. E’ stato reclutato da Arizona e da coach Lute Olson, ma sembra che le cose potrebbero andare diversamente. Il programma originario era quella di fare il cosiddetto "one and done", cioè un anno di college per poi entrare nel dorato mondo Nba, che apre le sue porte solo a chi ha compiuto i 19 anni. Ma Jennings non vuole fare il college. Le chances di passare il test di ingresso sono poche, ma nel mondo del college basket qualcuno che ti aiuta quando sei in difficoltà di rendimento lo trovi sempre, se sai buttare quella palla a spicchi nel cesto. Così, ha annunciato di voler giocare in Europa da professionista, con la potenzialità di creare un vero e proprio trend di giocatori disposti a saltare il college, venire dalle nostre parti per un annetto e fare il grande salto.
La questione è ostica: sembra che il ragazzo abbia avuto offerte da diverse squadre europee, alcune delle quali italiane (Avellino?), per circa 300.000 dollarozzi. La mossa di Jennings, se funzionasse, potrebbe portare all’annientamento del college basket, almeno fin quando sopravviverà la vicenda dello "one and done". E non è detto che porti i suoi frutti. Quello che Jennings forse ignora è che il basket europeo, oltre ad avere caratteristiche di gioco (per fortuna) parecchio diverse da quello Nba (ma non tanto da quello Ncaa, a onor del vero), porta con sè una pressione che in America, specie al college, non si verifica. Insomma, al college se toppi qualche partita non succede molto, ti ha scelto il coach in un programma di reclutamento che ti prevedeva e che aveva fiducia in te. Al massimo ti fai un po’ di panchina. In Europa le cose cambiano, servono i risultati, per vincere qualcosa o - peggio ancora - per non retrocedere. E se giochi male ti tagliano. E là sono cazzi.
Posto che, per quanto talentuoso, io qualche remora ad offrire 300 cucuzze a un ragazzino di 18 anni le avrei eccome, gli scenari plausibili diventano vari. Quello positivo è che Jennings non soffra l’impatto europeo, che la squadra che lo ha ingaggiato possa godere delle sue buone prestazioni e che a fine giugno il play venga scelto parecchio in alto al draft. Quello negativo è che invece il ragazzo giochi male, faccia una stagione nella media o venga tagliato, vedendo crollare le sue quotazioni al draft e rovinandosi la carriera. E occhio che gli scout americani non stanno più seguendo la tendenza "europeista" degli anni precedenti.