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venerdì 21 ottobre 2011

Olimpia-Maccabi

Se qualche anno fa mi avessero detto: "un giorno avrai l'abbonamento all'Olimpia", avrei riso. Come peraltro se mi avessero detto: "dopo la laurea, continuerai a lavorare all'università". Eppure mi ritrovo dottorando e con l'abbonamento a Milano (ma anche a Napoli). Nelle ultime settimane, la consegna di un progetto mi ha tenuto abbastanza lontano dal basket scritto (da me). Ma sfrutto l'occasione di questo viaggio in treno (lo sciopero mi fa un baffo) verso il nordest per dire due parole sulla partita di ieri. L'ultima volta che avevo visto Milano in Eurolega ebbi la fortuna di assistere ad un clinic del Tau (quello di Prigioni, Splitter e Pete Mickael) che violentava la malcapitata AJ di Piero Bucchi (uno di noi!). Beh, ieri si respirava un'altra atmosfera, col pubblico, anche un po' patinato (tra gli altri, Trinchieri, Marcelo Nicola, Allegri e tutta la troupe di sky ad assistere alla gara), che sapeva di non andare incontro ad un massacro. Bene, pronti via ed è Bourousis contro Baby Shaq. Sul 14-7 per Milano, Scariolo ha non poche colpe nel proporre un quintetto con Gallinari 5 tattico in attacco e Radosevic in ala grande. Bene, ma Schortsanitis chi lo tiene? Parziale Maccabi e lunghi milanesi con 2 falli ciascuno. Possibile che il coach bresciano non sapesse ancora dei miracoli di San Mason da Princeton? Il Maccabi è sorretto dall'asse play-pivot (centellinato, vista l'autonomia di Big Sofo), con Papaloukas che in un paio di circostanze accende il pulmino giallo e porta tutti a scuola. E Farmar? Bella chiavica, anche se gli concediamo il beneficio del dubbio per un infortunio. Poi va be', tanto Hairston, ordinaria amministrazione per Cook (che però segna dei canestri importanti nel quarto quarto), male Nicholas, che mi è sembrato pestarsi un po' i piedi con l'ex Siena. Il che può capitare quando provi ad eseguire in fase di rodaggio. Vedere da una parte Nicholas e dall'altra Blatt mi ha fatto venire in mente quella Benetton (ZisisNicholasSiskauskasGoreeBargnaniBlatt). Capitolo Gallinari: le cifre sono quelle che sono, ma mi sembra stia diventando più un realizzatore che il giocatore all-around che sembrava poter diventare. Mason Rocca: basta! meravigliarsi ogni volta che ha la meglio su un giocatore più grosso e famoso, basta! dire che è un giocatore tutto cuore-grinta e polmoni. Non saper tirare i liberi non vuol necessariamente dire essere poco tecnico. Per quanto riguarda gli altri singoli, sono prevenuto su Fotsis, nel senso che lo trovo sempre e comunque cestisticamente arrapante, anche quando ha problemi di falli come ieri. Buono qualche spunto di Giachetti, ma forse troppo spazio nelle fasi finali. Male Melli e Radosevic, mentre per le prossime spero di vedere in campo Viggiano (che io sappia anche lui un po' acciaccato). Il Maccabi è di per certo ad un Keith Langford di distanza dal giocarsi il secondo posto con quelle che non sono il Cska: Baby Shaq a tratti mi ha ricordato il Bud Spencer di Lo chiamavano Bulldozer, ma non riesce ad essere la prima opzione offensiva troppo a lungo. Eliyahu inarrestabile in post e Blu(thenthal) che suona la carica nel tentativo di rimonta (Papaloukas ha sbagliato una tripla tutto sommato agevole per il meno 3). E poi la solita, bastarda, zona di Blatt.

lunedì 3 gennaio 2011

Perché coach, perché?


Questo non è un post su Piero Bucchi. Ne abbiamo già dette tante su di lui, sapete come la pensiamo. Facciamo solo notare che al suo posto subentra un allenatore che non si assiepa su una panchina da 24 anni. Magari può sempre riciclarsi come spalla di Bagatta.
Questo non è un post su Dan Peterson. La stima per l'uomo e per il coach è enorme. E siamo cresciuti con le sue telecronache. Certo, negli ultimi anni ha dato pesanti sintomi di rincoglionimento. Il suo è un atto d'amore. Gli chiederemmo perché deve fare ciò, ma la risposta sarebbe questa, appunto.

Poetry in motion è un blog che vorrebbe fare satira cestistica. Ma ci sono dei momenti in cui la realtà supera ogni più comica immaginazione.
Questo è un post su una società di grande tradizione che vuole porsi come la più accreditata alternativa a Siena e decide di mandare via quello che spacciano per un allenatore dopo due anni e mezzo, l'alternarsi di trenta giocatori, buona parte dei quali scelti da lui: il risultato tra Italia e Europa è 68 vinte, 62 perse. 0-13 contro Siena. Per carità, è Siena. Ma è un po' pochino.
Perché aspettare così tanto, allora? Non era il caso di salutarlo alla fine della scorsa stagione, quando ormai era palese che il (non) sistema (evito di riscrivere le solite cose su pick and roll, isolamenti, 4 tiratori, play realizzatori, centri undersized, etc.) era inadeguato per le ambizioni dell'Olimpia? Bisognava proprio fargli costruire la squadra di quest'anno?
Con l'Eurolega andata a nipotine di Mubarak, a causa di un'eliminazione suicida, l'Olimpia ha deciso di gettare alle ortiche l'intera stagione, nonostante il (poco onorevole) vantaggio di non avere più l'impegno infrasettimanale. Certo, Siena resta irraggiungibile. Ma forse era il caso di iniziare a pianificare la prossima stagione con un coach serio e affidabile, che potesse iniziare a lavorare sul materiale a disposizione e iniziare a capire da dove partire in vista dell'anno prossimo. Invece Proli ha optato per la mossa mediatica, affidandosi a un coach storico ma retaggio di un'epoca e di un gioco completamente diverso. A supportarlo sarà Valli, che ricordiamo per le rotazioni molto creative in quel di Ferrara.
A luglio si ricomincia, e intanto a Siena, con ogni probabilità, si sghignazza.

domenica 3 ottobre 2010

AJ Milano - NY Knicks...

...che alla fine, l'unica cosa da ricordare è il +/- di Mason Rocca: +15.

venerdì 11 giugno 2010

4 su 32

E' la percentuale da 2 di Milano escludendo il solito, commovente, Mason Rocca. Mettendo anche i suoi tiri, siamo a 10 su 40. Questo vuol dire che a giocarsi (vabbè...) lo scudetto andrà una squadra che ha tirato con il 25% da 2.
Ma che si gioca a fare?

E comunque una la vincono anche quest'anno.